“Stramorgan” racconta Modugno, Battiato, Battisti e Bindi

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Tempo di Lettura: 3 minuti ROMA (ITALPRESS) – “Stramorgan”, cioè quattro puntate, tutte in una settimana (da lunedì 10 a giovedì 13 aprile, in seconda serata), per raccontare in musica su Raidue quattro mostri sacri della musica italiana: Domenico Modugno, Franco Battiato, Lucio Battisti e Umberto Bindi. Conduce Morgan (con Pino Strabioli) che spiega così la scelta dei nomi, a […]

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ROMA (ITALPRESS) – “Stramorgan”, cioè quattro puntate, tutte in una settimana (da lunedì 10 a giovedì 13 aprile, in seconda serata), per raccontare in musica su Raidue quattro mostri sacri della musica italiana: Domenico Modugno, Franco Battiato, Lucio Battisti e Umberto Bindi. Conduce Morgan (con Pino Strabioli) che spiega così la scelta dei nomi, a dispetto dei “277 cantautori e cantautrici che abbiamo in Italia, compresi quelli scarsi: Modugno è il Cantautore con la C maiuscola, il padre dei padri; di Battisti ricorrono in questo periodo gli 80 anni dalla nascita e i 25 dalla morte; Battiato lo sentiamo tutti; Bindi ha bisogno di essere risarcito, lui è la zona in cui artisticamente si concentra la tematica dei diritti sessuali e delle libertà individuali che oggi è di primaria importanza”.
Per raccontare al meglio i quattro artisti scelti, li ha abbinati ad altrettante star internazionali: Modugno con Elvis Presley, Battiato con Brian Eno, Battisti con David Bowie e Bindi con Freddie Mercury. Certo, lui ne avrebbe fatti anche altri (“come De André, Tenco e Dalla, ma prima li devo studiare, che non vuol dire andare su Wikipedia, è uno studio che dura anni”) e, forse, ne avrebbe messo anche più di uno per puntata ma, dice, “la Rai vuole puntate monografiche”. Tanti gli ospiti che sfileranno sul palco accanto a Morgan da Dolcenera a Tony Hadley, da Vinicio Capossela a Gino Paoli, da Giovanni Caccamo o Chiara Civello a Paolo Rossi, Avincola e Carlo Guaitoli. Tanti, rivela Morgan, anche “i non ospiti: qualcuno aveva da fare, altri non se la sentivano. Marco Mengoni non so perché non sia venuto, mi piacerebbe parlarci per capire il perché. Madame, invece, ce l’ha con me perché ho detto che se la tira. Evidentemente avevo ragione. Lei mi sembra moto brava, complicata, contorta, un po’ noir, con un pensiero decadente. L’invito è sempre aperto, magari per il prossimo programma, però hanno fatto bene a non venire, forse avrebbero trovato un’autenticità nel fare musica per cui non sono ancora pronti”.
Dopo qualche osservazione contro la stampa rea, a suo dire, di avere “costruito un’immagine di lui non corrispondente alla realtà”, Morgan spiega che questo programma rappresenta una chance per molti. A partire da lui: “Sento di essere diventato grande, cioè responsabile, ed è un modo per mostrare il mio lavoro. L’organismo ha un tempo stabilito, una curva che sale e scende ed io ora sono a metà strada. Prima facevo spettacoli di 4 andare perché andare in scena è una cosa che mi accende. Come canta Finardi, mi brucio ma non mi spengo. Ora, invece, mi spengo un po’”. “Stramorgan” dice, è una chance anche per la Rai “perché è un programma fatto tutto con forze interne in un’epoca in cui non è così che funziona perché ci sono produttori esterni e assalti alla diligenza. È peccato non vedere usata la competenza che c’è in Rai, vedere professionisti parcheggiati perché si fanno cose con produzioni esterne”. “Stramorgan”, infine, è una chance per il pubblico “perché vuole capire. Non si può pensare sempre che stia lì per prendere cose ridotte ai minimi termini, con un linguaggio pre-alfabetico. A furia di essere larghi si cade in basso”. E basta anche con il considerarlo un ribelle: “Lo sono verso le situazioni ingiuste, non mi ribello mica alla vita. La vita mi piace, l’essere umano è la cosa più bella che ci sia. Non voglio fare la rivoluzione, voglio che ci siano le condizioni per fare delle belle cose e se, per farlo, bisogna rivoluzionare meccanismi burocratici e preconcetti, allora va bene, ma facciamo delle mini rivoluzioni mica lanciamo le bombe”.
Dalla musica, che definisce “il più grande collante che ci sia”, al Festival di Sanremo è un attimo: “Non è vero che ho chiesto di fare Sanremo al fianco di Amadeus ma se me lo proponesse accetterei perché non ho rivali”.
Soddisfatti del programma sia Pino Strabioli (“Questo programma è un viaggio nel mondo di Morgan, la cosa più bella è il senso di libertà, di coraggio e di pensiero che Morgan è riuscito a portare”), sia Stefano Coletta, direttore Intrattenimento Prime Time Rai, per il quale Morgan ha “una capacità innegabile di portare conoscenza e competenza e, soprattutto, una rara dote di affabulazione che in televisione non è data così frequentemente. Guardando le puntate viene fuori questa doppia anima di un narratore che sa quello che racconta, che lo attraversato con la testa e con il cuore e che con Strabioli e tutta la squadra mette in scena una capacità di contaminazione che è l’elemento più interessante: parlare di quattro artisti così importanti, facendoli diventare anche il pretesto per raccontare molto altro”. Chiude il vicedirettore dell’’Intrattenimento Prime Time Giovanni Anversa: “Quello con Morgan per me è stato l’incontro con un poeta. Lui ha portato grande energia e mi ha permesso di conoscere delle cose di cui non ero a conoscenza”.
-foto agenziafotogramma.it-
(ITALPRESS).


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