Maxi operazione antimafia “Jungo”

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E’ scattata alle prime luci dell’alba la maxi operazione “Jungo” che ha disarticolato la frangia locale del sodalizio mafioso “Brunetto”, egemone nel territorio di Giarre, Mascali, Fiumefreddo di Sicilia e Castiglione di Sicilia, legato alla famiglia mafiosa “Santapaola-Ercolano” (“cosa nostra catanese”).

Una vasta operazione antimafia, condotta dai Carabinieri e coordinata dalla Procura di Catania, che ha portato all’arresto di 46 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione e lesioni aggravate dal metodo mafioso. Gli arresti hanno interessato in particolare l’area jonica e, nello specifico, Giarre. Difatti, l’ordinanza di custodia cautelare e sequestro preventivo, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Catania su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia  etnea, cui i Carabinieri hanno dato esecuzione, deriva da una complessa indagine condotta, dal 2017 al 2018, dalla Compagnia Carabinieri di Giarre guidata dal Comandante Cap. Luca Leccese.

Grazie ad attività tecniche e dinamiche è stata colpita la famiglia mafiosa “Brunetto” e lavorando, sulla scorta dei collaboratori, a ricostruire la mappa del clan, sono state definite la struttura, le posizioni di vertice e i ruoli degli indagati in un’associazione armata, finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, che conduceva una “piazza di spaccio” sita nel quartiere popolare “Jungo” di Giarre. Gli investigatori hanno ricostruito le modalità di turnazione fra vari pusher, il loro compenso, il mantenimento alle loro famiglie qualora detenuti, i canali di approvvigionamento di ingenti quantità delle varie sostanze e i relativi luoghi di occultamento.

La piazza di spaccio. Definito “città nella città”, il quartiere Jungo, è uno dei luoghi storici e più popolosi di Giarre. Adibito a piazza di spaccio di sostanze stupefacenti, attiva 24 ore su 24, il quartiere popolare “Jungo” vedeva operare diversi soggetti, numerosi pusher si alternavano nei turni. “Altri indagati – ricostruiscono gli inquirenti – si occupavano dell’approvvigionamento delle sostanze, di occultarle, confezionarle e rifornire regolarmente gli spacciatori al dettaglio. L’incasso giornaliero della piazza era quantificabile in diverse migliaia di euro al giorno. Il quartiere popolare permetteva di usufruire di un collaudato sistema di vedette, numerose e varie vie di fuga, offriva un gran numero di nascondigli per le dosi e costituiva per i tossicodipendenti una sorta di punto stabile di approvvigionamento, comportando una vera e propria “fidelizzazione” dei consumatori. Il sodalizio finalizzato al traffico di sostanze stupefacenti, nonostante nel corso delle indagini fossero stati operati degli arresti in flagranza di pusher o il sequestro in rilevanti quantità di droghe, riusciva in breve tempo a riorganizzarsi e proseguire nelle attività illecite.”

Rita Patanè

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