Gli orsi polari sono sempre più affamati e stanno lottando per cacciare le uova degli uccelli marini

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Il riscaldamento globale sta mettendo a dura prova gli orsi polari, ormai sempre più affamati. Se fino a qualche tempo fa riuscivano ancora a cacciare le foche, le loro prede preferite, oggi si nutrono sempre più spesso di uova di uccelli e a spingersi in aree popolate dagli umani a caccia di cibo, ad esempio nelle discariche. È uno scenario inquietante quello che emerge da un recente studio condotto nell’Artico e pubblicato sulla rivista scientifica Royal Society Open Science.


Orsi polari a caccia di uova di uccelli marini 

Per monitorare il comportamento degli orsi polari un team di scienziati canadesi dell’Università di Windsor ha trascorso circa 10 giorni sull’isola di Mitivik, nella baia di Hudosn (la vasta insenatura del Mar Glaciale Artico). Quest’area ospita migliaia di uccelli marini, tra gli edredoni, anatre di mare che nidificano nella regione artica. 

Utilizzando dei droni, gli esperti hanno osservato gli orsi avvicinarsi ai siti di nidificazione per un periodo di 11 giorni, in quanto le uova disponibili sono terminate velocemente.

“Abbiamo scoperto che gli orsi che arrivavano in seguito visitavano sempre più nidi vuoti e non viaggiavano in modo da ridurre al minimo l’energia, ma diventavano meno schizzinosi” spiega Patrick Jagielski, autore principale della ricerca. 

L’isola di Mitivik è diventata una delle preferite dagli orsi polari negli ultimi anni, dato che a causa dello scioglimento dei ghiacciai per questi animali è sempre più difficile cacciare foche e altre specie di cui vanno ghiotti. Così, gli orsi polari si recano in quell’area soprattutto nel periodo primaverile e all’inizio dell’estate, quando gli uccelli marini nidificano. “Alcuni si fermano sull’isola per fare uno spuntino con le uova” racconta Jagielski.

“Gli orsi polari sono come gli adolescenti. Hanno sempre fame.” chiarisce Robert Rockwell, ecologo dell’American Museum of Natural History che ha studiato questa specie per 50 anni.

Per questa specie, abituata da sempre a nutrirsi principalmente di foche, cambiare le abitudini alimentari non è affatto semplice.

 “Gli orsi polari sono così specializzati nella caccia alle foche che potrebbero avere più difficoltà ad adattarsi al riscaldamento dell’Artico” evidenzia la paleontologa Larisa DeSantis della Vanderbilt University che ha approfondito l’evoluzione della dieta degli orsi nel corso dei secoli, esaminando i loro crani custoditi in diversi musei. “Anche il passaggio al consumo di cibi duri nel 21 ° secolo è preoccupante. Gli orsi polari potrebbero raggiungere un punto critico e essere costretti a consumare cibi meno preferiti (nonostante abbiano teschi e metabolismi poco adatti a tale dieta). Tra questi, appunto, le carcasse e la spazzatura, oltre alle uova di uccelli di cui parlavamo prima.

Nonostante gli orsi non siano ancora diventati abili cacciatori di uova, l’impatto sugli uccelli marini come gli edredoni potrebbe essere molto pesante, considerato che già il 30% delle colonie di queste specie sono state attaccate dagli orsi. Non si esclude, quindi, che gli uccelli marini dell’area saranno costretti a nidificare altrove per sfuggire agli orsi affamati. 

Orsi polari costretti a cercare cibo tra i rifiuti

A causa dei cambiamenti climatici, gli orsi polari sono costretti a stravolgere le loro abitudini. È sempre più facile avvistarli non soltanto nelle aree in cui nidificano gli uccelli marini, ma anche in zone popolate dall’uomo in cui si recano per rovistare nelle discariche nella speranza di trovare del cibo.

Qualche mese fa hanno fatto il giro del web le immagini provenienti dalla Siberia che mostravano dieci orsi polari che circondavano un camion della spazzatura per poi salirvi a bordo e nutrirsi di rifiuti. Purtroppo, non si tratta più di casi isolati, ma di episodi a cui dobbiamo abituarci. Sempre più frequenti sono anche i casi di cannibalismo tra gli orsi polari, che hanno ormai meno cibo a disposizione a causa della crisi climatica.

Fonte: The Royal Society/Vanderbilt University

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