Il governo giapponese è in procinto di prendere una decisione finale sul destino dell'acqua contaminata di Fukushima. Lo ha detto il premier Yoshihide Suga la settimana scorsa in conferenza stampa. Da tempo è noto che le cisterne di stoccaggio sono quasi tutte piene e la compagnia che opera l'impianto, la Tepco, non ha quasi più spazio per immagazzinare l'acqua che viene utilizzata nei condotti di raffreddamento dei reattori della centrali nucleare investita dallo tsunami dell'11 marzo 2011. L'acqua è stata utilizzata anche sulle barre di combustibile. Già nel 2019 l'allora ministro per l'Ambiente di Tokyo aveva preannunciato che lo sversamento nell'oceano dell'acqua contaminata era «l'unica opzione» stante il progressivo riempimento delle cisterne di stoccaggio la cui capacità dovrebbe esaurirsi fra qualche mese. Il dibattito sullo smaltimento in mare è andato avanti fra tante perplessità e preoccupazioni espresse da più parti, dalle cooperative dei pescatori come da gruppi ambientalisti, ma anche diplomatiche: il governo di Seul aveva chiesto già un anno e mezzo fa chiarimenti su come Tokyo intendesse smaltire l'acqua contaminata di Fukushima. 


Si sono succeduti governi a Tokyo, ma nel frattempo non sembrano essere emerse altre soluzioni praticabili alternative allo sversamento nel Pacifico. Tutto lascia indicare che sia questa la imminente decisione che il governo andrà ad annunciare a breve, secondo quanto riportato dai media compresa l'emittente pubblica nipponica Nhk. Al momento circa 1,23 tonnellate sono immagazzinate in grandi cisterne poste sul sito dell'impianto nucleare lungo la costa nord-orientale dell'isola di Honshu e la disponibilità di spazio è quasi esaurita secondo la compagnia Tepco. Si stima che, al ritmo di circa 140 tonnellate d'acqua al giorno, lo spazio si esaurisca già sul finire di questa estate. L'agenzia Onu per l'energia atomica Iaea (International Atomic Energy Agency) ha avallato da tempo la proposta del rilascio dell'acqua contaminata. Gran parte degli isotopi radioattivi è stata rimossa dall'acqua attraverso sistemi di filtraggio, ma permane il trizio. Le centrali nucleari costiere scaricano comunemente in mare il trizio, un isotopo dell'idrogeno difficilmente scomponibile e considerato alquanto innocuo dal momento che, nel parere degli esperti, è nocivo per l'uomo solo in grandi dosaggi.

Con le attuali tecnologie, il trizio non può essere rimosso e finirebbe nell'oceano Pacifico, soluzione che continua a non piacere alle cooperative di pescatori incontrate mercoledì scorso dal premier Suga per fare il punto sulla situazione e annunciare loro che una decisione sul rilascio in mare sarà presa «prossimamente». Lo sversamento nell'oceano inoltre continua a sollevare perplessità sia nei governi dell'area del Pacifico che fra gli ambientalisti. D'altro canto lo stesso governo di Tokyo ha chiarito che senza liberare lo spazio ora occupato dalle cisterne, non si potrà procedere alla decontaminazione e risanamento del sito di Fukushima. Tra le altre cose, servirà spazio per immagazzinare i detriti radioattivi che verranno estratti dai reattori dell'impianto Dai-chi danneggiato fin dal 2011, operazione di bonifica che richiederà un lunghissimo percorso di decontaminazione che secondo alcune stime potrebbe durare fino al 2050 e oltre.

Le immagini del disastro a Fukushima nel 2011

Fukushima (Giappone), massimo allarme alla centrale nucleare, raggiunto il livello 7

Le immagini del disastro a Fukushima nel 2011

Kyodo/MAXPPP / IPA

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