Vaiolo delle scimmie: i sintomi a cui prestare attenzione e le raccomandazioni dell’Istituto Superiore di Sanità

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Il vaiolo delle scimmie inizia a far paura anche in Italia. Ieri è arrivata la conferma del primo contagio nella nostra nazione: si tratta di un giovane, rientrato dalle Isole Canarie, che adesso si trova ricoverato all’Istituto Spallanzani di Roma in discrete condizioni di salute. Nel frattempo i casi accertati nel resto d’Europa, tra Regno Unito, Spagna e Portogallo, sono una quindicina, ma ve ne sono tanti altri sospetti.


Per quanto riguarda il nostro Paese, l’attenzione resta alta, ma l’Istituto Superiore della Sanità invita a non farsi prendere dal panico:

“Attualmente la situazione è sotto controllo e in questo momento in Italia non abbiamo una situazione di allerta in relazione ai casi segnalati di vaiolo delle scimmie” spiegano dall’ISS.

Il Monkeypox, meglio noto in Italia come vaiolo delle scimmie, è un’infezione causata da un virus della stessa famiglia del vaiolo umano, ma decisamente meno diffusa. L’origine precisa del vaiolo delle scimmie non è nota, ma si ritiene che venga trasmesso da piccoli roditori, primati e scoiattoli che vivono nelle foreste pluviali africane, in particolare nell’Africa occidentale e centrale. La malattia è stata identificata per la prima volta in Europa nel 1958 in alcuni scimmie provenienti dal Sud-Est asiatico.

La task force dell’Istituto Superiore di Sanità

Per evitare che la malattia si diffonda a macchia d’olio il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) ha attivato un sistema di allerta a livello europeo, mentre l’ISS ha costituito una task force con esperti del settore e si è messo in contatto con le reti dei centri per le infezioni sessualmente trasmesse per monitorare continuamente la situazione nazionale.

Questo perché pare che finora la maggior parte casi dei contagio sia avvenuta per via sessuale, visto che molti dei contagiati hanno avuto rapporti con altri uomini nel corso delle ultime settimane. La trasmissione della malattia infettiva può verificarsi, infatti, anche attraverso secrezioni, sangue o altri fluidi corporei, oltre che per via aerea.

Si ritiene che il virus del vaiolo delle scimmie abbia una trasmissibilità moderata tra gli esseri umani. Data la frequenza insolitamente alta di trasmissione da uomo a uomo osservata, la probabilità di un’ulteriore diffusione del virus attraverso uno stretto contatto, ad esempio tramite rapporti sessuali, è considerata alta. La probabilità di trasmissione tra persone che non sono state in stretto contatto è considerata bassa. Quanto all’entità della trasmissione comunitaria  è attualmente sconosciuta. Tuttavia, nei Paesi dell’Ue coinvolti stanno iniziando test mirati su persone che hanno manifestazioni cliniche compatibili col vaiolo delle scimmie.

I sintomi della malattia e come si trasmette

Ma come si manifesta quest’infezione virale che in alcuni casi si può rivelare fatale?

Nell’uomo si presenta con febbre, dolori muscolari, cefalea, linfonodi gonfi, stanchezza e manifestazioni cutanee quali vescicole, pustole, piccole croste. – chiarisce l’Istituto Superiore di Sanità – Si può trasmettere da uomo a uomo attraverso droplets, contatto con fluidi corporei o con le lesioni cutanee. È possibile che le persone che non sono state vaccinate contro il vaiolo (vaccinazione abolita in Italia nel 1981) siano a maggior rischio di infezione con il monkeypox per l’assenza di anticorpi che, per la similitudine del virus del vaiolo con il monkeypox, possono essere efficaci a contrastare anche questa virosi.

In genere la malattia si risolve spontaneamente in 1-2 settimane con adeguato riposo e senza terapie specifiche. Ma se necessario si può far ricorso all’uso di antivirali.

Che fare in caso di comparsa di sintomi e come prevenire l’infezione

In caso di comparsa di sintomi, l’ISS raccomanda di contattare subito il proprio medico e di restare a casa a riposo in presenza di febbre. Inoltre, a scopo preventivo è importante evitare “il contatto con persone con febbre e valutare con attenzione, prima di ogni contatto personale stretto o contatto sessuale, la presenza di eventuali manifestazioni cutanee inusuali (quali vescicole o altre lesioni) sulla cute del partner.”

I casi sospetti devono essere isolati, testati e notificati tempestivamente. – si legge in una nota dell’ECDC – Per i casi positivi dovrebbe essere avviato il tracciamento dei contatti. Se nel Paese sono disponibili vaccini contro il vaiolo, la vaccinazione dei contatti stretti ad alto rischio dovrebbe essere presa in considerazione dopo una valutazione del rapporto rischio-beneficio.

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