Siquijor, l’isola paradisiaca che è anche la culla della stregoneria

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Siquijor, chiamata anche “l’isola del fuoco”, è una paradisiaca isola delle Filippine che possiamo definire magica: oltre è essere un angolo di mondo che pare caduto in terra direttamente dal paradiso, è famosa per la presenza di sciamani e guaritori, per le sue pittoresche leggende e la magia, sia bianca che nera, che qui si pratica da sempre. Una meta intrigante, quindi, e che di certo è in grado di attirare l’interesse dei viaggiatori di tutto il nostro pianeta.


Siquijor, informazioni utili

L’isola di Siquijor è una delle tantissime isole delle Filippine ma, nonostante questo, è unica in tutto il Sudest asiatico. Sorge nella nella regione centrale delle Visayas e costituisce una provincia a sé, una delle più piccole del Paese.

Dalla bellezza emozionante, è un’isola corallina quasi completamente circondata da spiagge di sabbia bianca che per moltissimi anni è praticamente rimasta vergine: la presenza di stregoni ha per lungo tempo allontanato il turismo, che però è piano piano cresciuto perché la magia nera è stata sostituita da quella bianca, tanto che gli sciamani si sono trasformati in guaritori specializzati in pozioni d’amore (e non solo).

Mossa di marketing? Probabilmente sì, ma ciò non toglie che ora Siquijor sia amata e desiderata non solo per la bellezza della sua natura, ma anche perché le persone vengono qui per usufruire di vari trattamenti naturali e soprannaturali, che sono ampiamente considerati per il loro presunto potere di sradicare malattie.

La magia di Siquijor

Non staremo qui a dibattere sulla veridicità o meno del “potere” di Siquijor, perché quel che è certo è che, a prescindere da essa, la fama così mistica e il suo smalto ancora così selvaggio rendono quest’isola remota una meta sempre più ambita dai viaggiatori di tutto il mondo.

Su un articolo pubblicato da BBC Travel si può leggere che tradizionalmente si ripone un’enorme fiducia nelle capacità dei guaritori del posto e che loro stessi credano che i propri talenti siano un dono di Dio, quindi non sono solo per pochi eletti ma per tutti.

I Siquijodnon, le persone originarie di questa mistica terra, visitano regolarmente i guaritori invece dei medici per usufruire di rimedi naturali che derivano dalle circa 300 piante medicinali che crescono sull’isola. Una storia particolare, quella degli sciamani, perché loro abilità furono riconosciute valide persino dai missionari cattolici che arrivarono qui nel 1700 circa.

Al giorno d’oggi, infatti, l’uso di intrugli a base di erbe è molto diffuso, al punto che le pozioni possono essere facilmente acquistate nei negozi lungo le varie strade. Certamente la loro efficacia genera diversi dubbi, ma quel che è sicuro è che rappresentano per l’isola un importante giro di affari.

E ancor più interessante è il modo in cui questi vengono preparati: l’elisir nero minasa che viene bruciato durante il to-ob, un rituale che elimina incantesimi e spiriti maligni, è composto di più di 200 ingredienti raccolti dai luoghi di potere spirituale, che vengono visitati per alcuni venerdì consecutivi durante la Quaresima. Questi vengono poi cucinati solo durante il Sabato Nero, dopo il Venerdì Santo, che è considerato un giorno di lutto nelle Filippine.

Da non sottovalutare è anche il fatto che i guaritori non fanno pagare i loro trattamenti, in quanto richiedono solo delle piccole donazioni.

Perché è chiamata anche “l’isola del fuoco”

Non è di certo meno misterioso e interessante il motivo per cui Siquijor è chiamata anche “l’isola del fuoco”. Il “merito” è degli esploratori spagnoli, Juan Aguirre ed Esteban Rodriguez, i primi europei ad arrivare su questo lembo di terra remoto nell’ormai lontano 1565.

Osservando l’isola da lontano, infatti, a loro pareva essere in fiamme, ma in realtà erano di fronte a un’intensa luce che proveniva dalle lucciole sugli alberi, un fenomeno naturale (ora estremamente raro) che all’epoca era poco noto. Da quel momento in poi, molto probabilmente, Siquijor si guadagnò la reputazione di essere persino un posto incantato, al punto che anche gli abitanti delle isole vicine avevano paura di venire da queste parti.

Cosa vedere a Siquijor

Le tradizioni magiche e la storia di Siquijor sono certamente motivo di interesse per molti visitatori che la scelgono come loro meta di viaggio, ma non è di certo meno rilevante tutto ciò che c’è da vedere.

Una delle attrazioni da non perdere è Balete, un enorme albero di oltre 400anni, che tra le sue immense radici nasconde una sorgente che si dice sia magica esattamente come il fusto stesso. Ma non è tutto, perché pare che intorno ad esso vivano numerosi spiriti, e per questo gli sciamani ancora oggi vengono spesso qui a compiere alcuni dei loro riti.

Nel corso del tempo, le “potenzialità” di questo luogo sono state trasformate in una vera e propria attrazione turistica, al punto che oggigiorno la sorgente ai piedi dell’albero è stata trasformata in una fish spa: l’acqua si raccoglie in una vasca bassa dove vivono pesci che mangiano la pelle morta dei piedi.

Molto interessante è anche la Chiesa di San Isidro con l’adiacente Convento Cattolico Lazi, il più vecchio delle Filippine. C’è poi la possibilità di dedicarsi al trekking presso il Mount Badilaan, la cima più alta dell’isola, che si rivela anche una meta ideale per gli appassionati di birdwatching e per chi vuole incontrare la fauna locale.

Ultimo, ma non per bellezza e importanza, le Cambugahay Falls, impetuose cascate su tre livelli circondate dalle giungla che si gettano in piscine cristalline, grandi e profonde, in cui nuotare e fare tuffi dalle rocce e dalle piattaforme di bambù costruite appositamente.

Le spiagge dell’isola

Filippine è spesso sinonimo di spiagge da sogno e Siquijor non è di certo da meno rispetto a tantissime altre località del Paese. Tra le più frequentate c’è Palinton Beach, tendenzialmente molto affollata ma senza ombra di dubbio una delle più belle dell’isola. Si tratta infatti del classico paradiso tropicale particolarmente amato anche per la presenza del Paliton Marine Sanctuary, una riserva marina molto popolare per le immersioni.

Altrettanto affascinante è Kagusuan Beach, molto meno frequentata della precedente, che colpisce per il suo essere assolutamente selvaggia. Dalla forma di una piccola luna, offre sabbia fine incastonata tra speroni di rocce scolpite dall’erosione.

C’è poi Saladoong Beach che “indossa” alle sue spalle una fitta foresta tropicale. Con ingresso a pagamento, è caratterizzata dalla presenza di una sperone di roccia che divide in due la spiaggia, creando due piccole bellissime calette in cui ci sono due piattaforme, una di 6 e una di 12 metri, da cui tuffarsi direttamente in mare.

Infine San Juan Beach, che ha però la sfortuna di risentire molto delle maree ma che, allo stesso tempo, permette di far ammirare ai suoi visitatori uno dei tramonti più emozionanti di tutto il Paese.

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