Il Pianeta di fronte alla guerra Russo – Ucraina

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Tempo di Lettura: 4 minuti

Di Sebastiano Catalano e Giovanna Fortunato


La guerra sta infuriando in Ucraina e particolarmente a Mariupol, con tutta la sua tracotante disumanità. Il feroce bilancio di vittime civili, le devastazioni, le sofferenze e le rovine, sia tra le popolazioni, necessariamente coinvolte, come pure tra tutti coloro che stanno apprestando i necessari e fondamentali soccorsi, con abnegazione e sacrificio, e perfino tra i molti che stanno documentando e testimoniando, con intrepido valore, le atrocità delle stesse operazioni militari sul terreno, sono sotto lo sguardo di tutti. È possibile che la comunità internazionale, la quale ha ( o dovrebbe avere ) a sua disposizione ormai ogni strumento giuridico, idoneo a prevenire qualunque conflitto, si debba ritrovare poi, di fatto, impotente, al momento dell’avvio delle operazioni di guerra, e possa perfino dimostrarsi incapace di evitare un’altra “ inutile strage “ ? Come il Papa Benedetto XV, all’atto dello scoppio del primo conflitto mondiale, ancor oggi siamo di fronte alla stessa tragica realtà.

Porre fine alla guerra

“ L’umanità deve porre fine alla guerra o sarà la guerra a porre fine all’umanità “. Questo severo monito che ci viene ricordato fino ad oggi e che fu del Presidente statunitense John Kennedy, continua – nonostante tutto – a richiamare alla nostra mente un forte avvertimento. Infatti, ciascuno, nel suo ambito, continua ad essere tuttora inadempiente in quella costruzione di una umanità veramente pacifica. Allora la stessa domanda di sempre continua ad albergare: perché la guerra, di nuovo ? Sostanzialmente a causa di importanti ragioni, con contenuti politici e morali. Alcuni di essi di natura politica, sono presenti perfino oggi, come lo furono già al tempo del Presidente Kennedy, nel 1961: “ L’uomo non è riuscito ad accompagnare ai progressi tecnologici e militari, i corrispondenti progressi nello sviluppo sociale e politico “. Altri motivi, che completano i primi, risiedono poi in quelle gravi carenze dello sviluppo spirituale, che pesano sulla realizzazione completa dell’uomo di oggi, le carenze di umanesimo sociale lasciano la persona chiusa in sé nell’egoismo, ancorata ad un vano desiderio di potenza, ovvero collegata alla vanagloria del dominio. Bisogna sostituire allora “ l’etica “ del dominio, con l’etica della comunità. Lattanzio affermò nelle sue “ Istituzioni divine “ : “ Solus Dominus habet vitae ac necis veram et perpetuam potestatem “. Analizziamo allora i due gruppi di caratteri distintivi, in modo più compiuto e con riferimento al conflitto in essere.

La pace si prepara con la pace

Intanto, occorre capovolgere subito il vecchio caposaldo della Roma Imperiale politeista: “ Si vis pacem, para bellum “. I rapporti internazionali devono essere oggi reimpostati sul nuovo, fondamentale ed essenziale precetto, attuale e moderno, della nostra epoca monoteista: “ Si vis pacem, para pacem “. Questo conflitto affonda le radici in una guerra iniziata nel 2014. I problemi delle comunità Ucraine da tutelare, per lingua, cultura e tradizioni Russe, è in sé importante e sacrosanto, ma deve essere risolto, senza eserciti, né guerre, ed in modo del tutto pacifico. Con ampie autonomie amministrative, con manifestazioni popolari dell’esercizio del diritto di voto, e via dicendo. Il conflitto è stato invece alimentato e nel corso del tempo, da almeno otto anni. Il diritto romano venne fondato sul sacrosanto principio che “ ne cives ad arma ruant “. Come potrebbe mai affermarsi il diritto romano, oggi, se poi invece accade il contrario ? Sono le Nazioni che alimentano i traffici di armi ed i conflitti. Possono mai sussistere le guerre a mani nude ? Certo, le Nazioni che guidano i traffici di armi, poi di conseguenza, non possono far parte di credibili ed imparziali autorità Statuali, aventi lo scopo di portare la pacificazione, dove in precedenza c’era stata la guerra. Si pongono in chiaro, evidente conflitto d’interessi. Allora il primo, essenziale compito, è quello di pacificare o disarmare gli animi.

Disarmare gli animi

Al contrario, si coltivano invece guerre infinite. Gli strumenti della pace devono superare sempre quelli della guerra. Il primo, importante strumento della pace è, senza dubbio, il diritto. Esso deve servire ad unire i popoli, per fare in modo che possano discutere e trovare soluzioni, collaborando proficuamente, con equità e giustizia. A questo scopo, soccorre sempre l’ONU: “ Fino a quando i potenti non saranno giusti, i deboli saranno sicuri soltanto nella forza di questa Assemblea”. ( J.F. Kennedy, ONU, 1961 ) Le Nazioni più forti non dovranno esercitare la forza su quelli più deboli, come, al contrario, avvenuto nel caso che ci occupa, oggi. La creazione di ampie zone denuclearizzate, sul Pianeta, fu già in passato oggetto di discussioni prestabilite, per esempio, il Piano Rapacki, per l’Europa, negli anni 1962 – 1963.

Perché non riprendere allora, di nuovo, le discussioni anche oggi, su quello stesso tema ?                        Rimane di conseguenza a sussistere la spaventosa potenza di micidiali ordigni bellici, catastrofici e distruttivi. A questo fine, a fermare gli sviluppi di armi sempre più potenti, ed ad eliminare dal commercio gli armamenti già esistenti, ha un importante ruolo la Religione. Essa è la sovrana spirituale per tutti i popoli che vivono sotto un unico sentimento, nell’unità di tutti gli animi verso Dio.

Il ruolo fondamentale della Chiesa Cattolica

A tal riguardo, alcune posizioni restano tuttavia meritevoli di essere esaminate ed analizzate. La globalizzazione occidentale è vista (giustamente) da Mosca come un rischio di cancellazione dell’identità, spirituale e politica orientale. Questo motivo deve indurre a far riflettere. Il rischio è presente e fondato. D’altra parte, anche all’interno della Chiesa Ortodossa, vi sono stati conflitti tra i due Patriarcati ( Mosca e Costantinopoli ). La Chiesa di Roma e Papa Francesco hanno un buon rapporto con il Patriarca di Mosca, come pure con quello di Costantinopoli. La Chiesa Cattolica può, quindi, mediare, sia per quanto concerne l’unità spirituale tra le varie Religioni, pietra fondamentale del Concilio Ecumenico Vaticano II, sia sul conflitto in corso tra la Russia e l’Ucraina. Non è soltanto un cammino di sperimentazione, è anche e soprattutto un cammino di Comunione e Pacificazione. L’iniziativa di Papa Francesco, di consacrare la Russia e l’Ucraina al Cuore Immacolato della Vergine Maria, promuoverà quella forte spinta ( di cui c’è bisogno ) per arrivare a quel fondamentale disarmo degli animi, strumento essenziale per poter accedere al Bene supremo della Pace universale.

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