A Cannes “Diamant Brut”, il reality dream dell’adolescenza perduta

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Tempo di Lettura: 2 minuti CANNES (ITALPRESS) – C’è un sogno nel cellulare di Liane, 19 anni portati come le extension delle unghie nel cuore della periferia francese: è lei la protagonista di “Diamant Brut”, l’opera prima della regista francese Agathe Riedinger che bussa alla porta di Cannes 77 per inaugurare il suo Concorso. Un esordio di forza, non c’è […]

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CANNES (ITALPRESS) – C’è un sogno nel cellulare di Liane, 19 anni portati come le extension delle unghie nel cuore della periferia francese: è lei la protagonista di “Diamant Brut”, l’opera prima della regista francese Agathe Riedinger che bussa alla porta di Cannes 77 per inaugurare il suo Concorso. Un esordio di forza, non c’è che dire, inciso su una protagonista che è un vero diamante grezzo: storia minimale, che si racconta in due righe, quella del reality dream di una adolescente senza altra speranza se non essere selezionata nel cast del reality show per il quale il suo profilo Instagram è finalista. Mentre il telefono non squilla e i vocali che lascia alla casting director non hanno risposta, la regista la segue con sguardo vivido, senza troppe remore ma anche con una certa commozione, in bilico tra empatia giudicante e stigmatizzazione partecipe. Forme esaltate dai vestiti troppo stretti, trucco esplosivo come le scarpe e i capelli, Liane sta tra una casa in cui litiga con la madre e si prende cura della sorellina e il cerchio magico delle amiche, con cui sogna, litiga, gira per centri commerciali… C’è anche un ragazzo che la ama sinceramente sin da quando l’ha conosciuta nel centro correzionale che li ha accolti in infanzia: ora che sono quasi adulti, potrebbero sognare una casa e una vita insieme, se non fosse che Liane ha paura della normalità e spera il fuori norma della realtà in forma di show televisivo. Ruvido e dolce, “Diamant brute” è un esordio che sembra quasi la versione realistica di “Titane”: gonfia tutte le forme della messa in scena in maniera simbiotica rispetto alla sua protagonista, eccelle in drammaturgia scritta in forma realistica e eccede in sentimentalismo mascherato da volgarità. Agathe Riedinger nutre una dolcezza tutta particolare, che qua e là perde il controllo e s’inventa soluzioni improbabili (la Passacaglia della vita di Stefano Landi cantata a cappella da Liane), cerca il realismo crudo ma poi lo disegna come un fumetto di periferia, gioca con il sogno della protagonista e lo cavalca sino in fondo offrendole un finale salvifico: siamo del resto sulla linea di una narrazione che la regista coltiva da anni, visto che “Diamant brute” sta addosso allo stesso personaggio che aveva già raccontato in “J’attend Jupiter”, un cortometraggio del 2017. Qui però c’è la forza di una giovane interprete, l’esordiente Malou Khebizi, che dà a Liane una verità intima straordinaria.
-foto Ipa Agency –
(ITALPRESS).


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