Una nuvola rossa illumina il cielo buio d’Islanda

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di Redazione


Dopo un periodo di intensa attività sismica, iniziato a gennaio 2020, ieri venerdì 19 marzo 2021 verso le 21:45 (ora italiana), il cielo d’Islanda si è colorato di rosso (Figura 1).

Figura 1 – Foto che riprende la nube rosso fuoco generata dall’eruzione, che illumina il cielo buio di Islanda. Foto presa dal sito dell’IMO, https://en.vedur.is/

È iniziata infatti una nuova eruzione riconducibile al sistema vulcanico Krýsuvík, vicino al Monte Fagradalsfjall, nella penisola di Reykjanes, a 40 km dalla dalla capitale Reykjavík (Figura 2). A darne la notizia è stato l’Ufficio meteorologico islandese (Icelandic Meteorological Office-IMO), che si occupa della sorveglianza vulcanica del paese.

Figura 2 – Mappa della penisola di Reykjanes , con la capitale Reykjavík, che mostra il luogo in cui è avvenuta l’eruzione la sera del 19 marzo alle 21:45 (ora italiana). Nel riquadro in basso sulla destra, immagine DEM (Modello Digitale di Elevazione) del sito dell’evento.

Il sistema vulcanico Krýsuvík è stato inattivo negli ultimi 900 anni e l’ultima eruzione avvenuta nella penisola di Reykjanes risale a quasi 800 anni fa. La città costiera di Grindavík è la regione popolata più vicina al sito dell’evento eruttivo ed è situata a circa 10 km a sud-ovest.

Come riportato dall’IMO (Icelandic Met Office), l’eruzione è stata ripresa dapprima da una webcam posizionata vicino al Monte Fagradalsfjall, ma l’evento è stato anche confermato dalle immagini satellitari termiche.

L’attività eruttiva è avvenuta secondo una frattura lunga 500 metri ed ha dato luogo a piccole fontane di lava (Figura 3).

Figura 3 – Colata lavica associata all’evento eruttivo del sistema vulcanico Krýsuvík. Foto presa dal sito https://en.vedur.is/

Come riportato dall’IMO, all’inizio della giornata di ieri, erano stati registrati diversi terremoti a bassa frequenza sotto il Monte Fagradalsfjall (Figura 4).

Figura 4 – Screenshot del sismogramma che mostra le ore prima dell’eruzione. Immagine presa dall’account twitter dell’IMO, @Vedurstofan.

Al momento dell’ultimo aggiornamento presente sul sito dell’IMO, non è stata segnalata la ricaduta di cenere, ma la zona è stata interdetta al volo ed il codice colore dell’aviazione per la penisola di Reykjanes è stato inizialmente rosso, per essere abbassato al livello arancione, in mattinata. Inizialmente, sono state introdotte ulteriori restrizioni nazionali, inclusa la chiusura di Reykjanesbraut, la strada principale che da Reykjavík scende a sud ovest, nella penisola di Reykjanes.

Già nelle ultime settimane, erano state registrate migliaia di scosse di terremoto con magnitudo di circa 3, nella penisola di Reykjanes, con l’area più attiva situata a sud del Monte Fagradalsfjall. Due terremoti con magnitudo superiore a 5, di cui uno di M5.7, avvenuto alla periferia di Reykjavik, erano stati registrati il 24 febbraio. Infatti, qualche settimana fa, le immagini satellitari Sentinel ed i dati GPS avevano rilevato una importante deformazione del suolo dovuta all’accumulo di magma concentrato sotto il Monte Fagradalsfjall, individuando questo come il sito più probabile per una possibile eruzione (Figura 5).

Figura 5 – Le ultime immagini satellitari e dati GPS mostrano che l’accumulo di magma è concentrato nella parte meridionale del dicco sotto il Monte Fagradalsfjall. Questo era stato individuato come il sito più probabile per una possibile eruzione. L’immagine contiene dati Copernicus Sentinel modificati (2021). Immagine presa dal sito https://en.vedur.is/

A pochi chilometri di distanza ci sono l’aeroporto internazionale di Keflavik e il piccolo porto peschereccio di Grindavik, ma l’area è perlopiù disabitata e l’eruzione non dovrebbe causare pericoli alle persone.

L’ultimo aggiornamento dell’IMO, rilasciato nella mattinata di oggi 20 marzo, comunica che l’attività vulcanica è leggermente diminuita rispetto a ieri sera e che sia la strada principale che collega la capitale alla regione di Reykjanesbæ che l’aeroporto internazionale di Keflavík sono stati riaperti.

Per ulteriori approfondimenti, si rimanda al sito dell’IMO.

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