Ue, l’economista Gros: “Italia attenta, il Mes non è un regalo”

Per Daniel Gros, presidente del Center for European Policy Studies (Ceps), il Mes non è uno strumento adatto per un paese in grado di finanziarsi sul mercato Share on facebook Share on twitter Share on whatsapp Share on email Share on print

BRUXELLES – Il Meccanismo europeo di stabilita’ (Mes), economicamente parlando, “non e’ proprio un regalo come appare”. Cosi’, in un’intervista con l’agenzia Dire, Daniel Gros, presidente del Center for European Policy Studies (Ceps), uno dei principali think thank sulle politiche europee.

“Pur essendo un prestito a tassi bassissimi”, visto che e’ stata concordata una linea di credito speciale, si tratta di “un prestito senior”, il che vuol dire che “se l’Italia si dovesse trovare in difficolta’ a pagare il suo debito pubblico in generale, dovrebbe prima pagare quello contratto con il Mes e poi i restanti Btp“.

Secondo il presidente del Ceps, se l’Italia accedesse a questa linea di credito, i Btp ordinari “diventerebbero di serie B”, una situazione che ne farebbe diminuire il prezzo di rendita e, di conseguenza, aumentare il prezzo di emissione a causa di tassi d’interesse piu’ alti da pagare.

Per questo motivo, spiega Gros, “se sommiamo il guadagno del Mes in termini di bassi tassi di interesse al maggiore costo dei Btp si vedra’ che il guadagno netto per il Paese Italia sara’ praticamente nullo“.

Una situazione, secondo l’economista, alla quale si applica il teorema di Modigliani-Miller: “Se l’Italia riceve un prestito Mes di 100 miliardi e risparmia 2 miliardi all’anno, questo teorema ci dice che perderebbe in termini di costi maggiori sui Btp esattamente la stessa cifra di 2 miliardi“.

Per questo motivo, secondo il presidente del Ceps, un Paese che ha ancora possibilita’ di finanziarsi sul mercato non ha bisogno del Mes, visto che questo strumento “e’ stato creato per aiutare uno Stato quando non riesce piu’ ad accedere al mercato, ma questo non e’ il caso dell’Italia”. La quale, sottolinea Gros, “ha abbastanza risparmio per finanziare il proprio debito pubblico e deficit, ma questo puo’ accadere solo e se gli italiani hanno fiducia nel loro Stato”.

Il presidente del Ceps propone un paragone con il passato. “Nel 2018 alcune componenti del governo italiano chiedevano l’uscita dall’euro e quando poi quel governo emise dei buoni del tesoro pluriennali destinati al grande pubblico nessuno li compro'” ricorda Gros. “Oggi, invece, le cose sono diverse, perche’ c’e’ fiducia che l’Italia rimarra’ nell’euro“.

Una fiducia che non puo’ fare a meno della fiducia degli italiani nel proprio Paese. “Gli investitori stranieri non compreranno i Btp italiani se gli investitori italiani non comprano buoni del tesoro” dice Gros. “Ci vuole la giusta dose di fiducia, perche’ troppa induce all’imprudenza, troppo poca puo’ essere invece letale nell’economia”.

Diversa la situazione di Cipro, primo Paese interessato ad utilizzare questa line adi credito agevolata del Mes, perche’, diversamente che in Italia, a Nicosia “c’e’ molto debito estero e un sistema bancario un po’ debole”.

Diverso anche il discorso del Recovery Instrument, per il quale la Commissione europea presentera’ una proposta mercoledi’ 27 maggio. Secondo Gros, infatti, “questo strumento potrebbe essere molto utile, perche’ puo’ aggiungere qualcosa di importante agli sforzi nazionali”.

La vera innovazione di questo strumento e’ che non dovrebbe prevedere solo prestiti ma anche contributi a fondo perduto, e anche qualora si trattasse di prestiti “ci sarebbe una differenza sostanziale con il Mes” visto che quest’ultimo prevede “prestiti solo a breve termine, mentre un prestito su 50 anni a tasso quasi zero, come quello del Recovery Instrument, non e’ troppo diverso da un vero contributo a fondo perduto”.

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