Tanti auguri, Chuck Norris: il primo uomo-meme di sempre ha 80 anni

La data? 10 marzo 80 D.C., Dopo Chuck Norris. L’uomo tra i più popolari dell’internet tutta compie 80 anni e non potevamo non celebrarlo inventandoci un Chuck Norris fact. Per chi avesse avuto la connessione interrotta negli ultimi 15 anni, sono quei fatti inverosimili e iperbolici che esaltano la forza, la mascolinità e le presunte virtù sovrumane dell’attore. Ne girano a decine di migliaia, da circa 15 anni, e in ogni lingua del mondo, su decine di forum e siti e su centinaia di pagine social. Tra i più notevoli: “Internet è nata come commento al blog di Chuck Norris”; “Quando Chuck Norris fotografa i buchi neri, i buchi neri sorridono”; “L’amante segreto della moglie di Chuck Norris è Chuck Norris”; “Quando Chuck Norris bestemmia, Dio compie delle metamorfosi per non contraddirlo”; “Chuck Norris ha contato fino ad infinito – due volte” e “Non esiste la teoria dell’evoluzione, solo una lista delle creature a cui Chuck Norris ha permesso di vivere”.

L’origine dei facts si mescola alla leggenda, com’è giusto che sia. Siamo nel 2005, in una cameretta di New York. Ian Spector, un liceale un po’ nerd, ha l’abitudine di postare sui vari forum del web battute iperboliche su Vin Diesel, l’attore palestratissimo di Fast & Furious. In quei giorni si sta scervellando su un nuovo bersaglio da prendere in giro: pensa prima a Samuel Jackson, poi a Paris Hilton. Frustrato, crea un sondaggio online per chiedere ad altri utenti chi preferirebbero. Tutti scelgono Chuck, ovviamente. Nascono i Chuck Norris Facts. L’omonimo sito diventa un fenomeno mondiale, con migliaia di battute create dalla community e 18 milioni di visitatori al mese. Il resto è storia: i facts si sono diffusi sui vari social, sono diventati un libro bestseller e hanno reso Norris l’uomo tra i più popolari del web.

Uno che col web c’ha poco a che fare, Chuck. Ma che merita qualche fatto vero, stavolta. Carlos Norris nasce nell’Oklahoma, da mamma diciottenne e padre camionista. Non è un duro, all’inizio. Secondo quella consolidata tradizione autobiografica delle star americane, è mingherlino, timido e preso in giro dai compagni per le sue origini di nativo cherokee. Dopo le superiori entra nella Air Force. In una base in Corea del Sud ottiene due cose: primo, il soprannome Chuck; secondo, la conoscenza delle arti marziali. tangsudo, karate, jujitsu, taekwondo e tante altre. Vince praticamente tutto, Chuck. Secondo le sue stesse parole, è Steve McQueen a convincerlo a buttarsi nel cinema: “Mi disse di far valere la mia presenza, ma di non girare parti che prevedessero dialoghi”. E in effetti, con tutto il rispetto, Chuck non sarà mai un grande attore. Ma è fortunato: nel 1969 incontra Bruce Lee e diventa suo grande amico. Quando quello cerca un attore che faccia il suo nemico ne L’urlo di Chen terrorizza anche l’occidente, chiama Chuck e lo catapulta nell’olimpo di Hollywood. In un film di quelli netti, privi di grigi, lui è il campione americano di arti marziali ingaggiato per uccidere Bruce Lee. Lo scontro finale è al Colosseo, a mani nude. Puro Hollywood.

Carlos diventa Chuck Norris. In un’America anni ’80 capace di eleggere un presidente attore e alla disperata ricerca di eroi senza chiaroscuri, a raccontare la sua carriera bastano i titoli dei suoi film, pura mascolinità: Rombo di tuono, Delta Force, Una magnum per McQuade, Un eroe per il terrore, Il tempio di fuoco. La sinossi è piuttosto semplice e ripetitiva: lui buono e americano che salva i buoni dai cattivi. La stessa che sarà alla base della serie televisiva Walker Texas Ranger. Cordel Walker, tutore della legge di Dallas che sconfigge il crimine a furia di calci volanti, salva ragazzi di periferia manco fosse un prete, aiuta i colleghi in difficoltà e tutto col cappello sempre attaccato alla testa. Una delle serie più replicate della tv.

È in questi anni che nascono i Chuck Norris facts. L’uomo a dir la verità non la prese benissimo: nel 2007 fece causa alla casa editrice del libro, la Penguin, sostenendo che i lettori avrebbero potuto scambiare i fatti inventati per realtà. Confermando involontariamente il suo mito (e un po’ il suo narcisismo). Dopo di lui i meme si diffonderanno sempre di più, diventeranno arma politica, e favoriranno persino l’elezione di un altro presidente americano. Saranno altre, le star che prenderanno il suo posto più o meno dignitosamente. Ma Chuck Norris no: lui è stato il primo.

Quindici anni dopo, guardando a quello che eravamo e che stavamo diventando, scopriamo che in quei facts c’era già tutto. C’era la ricerca – forse ingenua – di un superuomo da parte di una generazione che lì, online, non aveva ancora gerarchie o modelli di riferimento. C’era la voglia di aggrapparsi, con senso dell’ironia o meno, all’uomo forte conosciuto da tutti. C’era la mai sopita voglia di esagerazione; di un ritorno, seppur per qualche minuto, alla mancanza di pudore, all’abbondanza di certezza. Gli anni ’80. E c’era pure l’assenza di un personaggio tale online (non c’erano ancora i Dan Bilzerian di turno). Per questo ci si appigliò alla tv, ancora il vero mezzo della massa, capace di offrire un minimo denominatore comune.

Per la cronaca, oggi Ian Spector fa il consulente web di successo a New York. Non ride “più così tanto” a quelle battute, ma una preferita ce l’ha: “Chuck Norris ha fatto causa alla tv Nbc per plagio: Law and Order sono i nomi registrati per la sua gamba sinistra e per quella destra”. Chuck Norris invece vive tra Dallas e Los Angeles, fa pochi film e tanta beneficenza come ogni vecchia star che si rispetti. Tre anni fa ha avuto due infarti nel giro di 45 minuti, ma ce l’ha fatta. “Nulla da fare invece per il defibrillatore”.

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