Spedizioni, misteri e strane creature: la storia della Fossa delle Marianne

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Quanti segreti del nostro mondo non conosciamo ancora? Alcuni di questi sono stati svelati, altri ancora, invece, rappresentano enigmi che neanche l’occhio più attento è riuscito a risolvere. E se è vero che molti di questi sono custoditi in luoghi in cui abbiamo accesso, è vero anche che ce ne sono altri che possiamo raggiungere solo con la fantasia e la conoscenza trasmessa da altri.


È il caso della Fossa delle Marianne, la depressione oceanica più profonda della Terra nonché uno dei luoghi più irraggiungibili del nostro pianeta. I misteri provati a svelare, fino a oggi, sono frutto di spedizione guidate da esperti, tuttavia l’ignoto è ancora protagonista di questo luogo, considerato in assoluto uno dei più misteriosi e affascinanti della Terra.

Con la sua incredibile profondità, la Fossa delle Marianne è da tempo al centro dell’attenzione di ricercatori e scienziati che provano a conoscerla e a esplorarla col fine di scoprire cosa si nasconde sul fondo, quale fauna e flora vive e come sopravvive la vita sui fondali privati dalla luce in quel luogo nascosto nella profondità della Terra.

Molti misteri e tantissime curiosità su questo luogo sono state soddisfatte dalla spedizione Challenger Deep, che ha visto il regista James Cameron, toccare il fondo della depressione. Tuttavia decifrare ciò che si nasconde dietro a questa depressione oceanica è ancora un’impresa ardua e complessa.

Con una peculiare forma di un arco e una lunghezza di oltre 2000 km, la Fossa delle Marianne raggiunge la profondità record di 11.034 metri. Caratteristica, questa, che sembra dovuta alla corrispondenza e alla sovrapposizione delle due placche tettoniche del Pacifico e delle Filippine. La zona, inoltre, è contraddistinta dalla presenza di vulcani sottomarini che contribuiscono alla continua modifica delle aeree sommerse.

I primi studi della depressione oceanica coincidono con la fine del 1800, secolo nel quale viene organizzata la spedizione Challenger che porta alla luce le prime rilevazioni oceanografiche. Da quel momento, diverse spedizioni sono susseguite svelando alcuni dei misteri riguardanti i suoi fondali.

Per molto tempo, infatti, si è creduto che in quel luogo angusto le uniche forme di vita presenti fossero quelle di grandi e misteriosi mostri oceanici. Con l’immersione del batiscafo Trieste, i ricercatori Don Walsh e Jacques Piccard scoprirono un fondo chiaro e meraviglioso ricco di vita, a quei tempi nessun mostro fu avvistato.

L’esistenza di animali sconosciuti nelle profondità oceaniche è stata però confermata con le successive spedizioni. Nella depressione oceanica esiste, infatti, una nuova specie di pesce denominata “il fantasma” a causa del suo aspetto morbido e fluttuante.

Uno degli enigmi ancora irrisolti da parte della scienza riguarda i molluschi dotati di corazza presenti sul fondo della fossa. Secondo gli esperti, infatti, l’intensa pressione dell’acqua non permetterebbe ai gusci e alle corazze di restare intatti, eppure, gli esemplari della famiglia delle Vesicomyidae, ritrovati dagli scienziati, hanno uno scudo molto robusto.

La complessità degli abissi sotto marini e gli studi ancora in corso, hanno portato alla formazione di tantissimi miti e leggende che aleggiano attorno a questo luogo. Alcuni credono che animali preistorici vivano nella parte inferiore del fondale, altri ancora immaginano la presenza di mostri trascendentali occupati a preservare quella che sarebbe la loro casa.

Ma non è tutto, la presenza di ponti naturali all’interno della fossa, ha alimentato ancora di più le tesi meno scientifiche che sostengono la presenza altre forme di vita proprio su quei fondali.

Fossa delle Marianne

Ricostruzione della Fossa delle Marianne, rendering

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