Sì, su Shein si possono davvero ottenere vestiti gratuiti, ma ti spieghiamo perché è una pessima idea

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Shein, una corazzata del marketing e un mostro nel settore della “moda” che contribuisce a inquinare, a mantenere condizioni di lavoro disumani, a minare il lavoro di stilisti e creatori che provano a lavorare in modo etico.


L’asta di Shein

Al gigante dell’ultra fast-fashion interessa solo mantenere altissima la produzione e massimizzare i guadagni, anche regalando dei capi tramite una sorta di asta. Esiste il Free Trial Centre, una vetrina virtuale dove richiedere dei vestiti, tra quelli proposti, da provare gratuitamente. Come non approfittare, soprattutto per i più giovani che ancora non hanno un impiego o hanno iniziato a affacciarsi al mondo del lavoro?

Magliette, top, gonne, costumi da bagno, abbigliamento sportivo: un mondo di poliestere e elastina nei colori dell’arcobaleno. Si accede con il proprio account o creandone uno nuovo: si selezionano i prodotti e poi si invia la propria candidatura. Se si è tra i vincitori si possono ricevere indumenti fino a tre volte alla settimana. Già da questo fa intuisce il volume di affari e di emissioni nocive prodotte ogni giorno poiché il mercato di riferimento è il mondo, al di fuori della Cina.

Asta su sito Shein

shein.it

Le regole del gioco

L’intelligenza artificiale che c’è dietro questo meccanismo sceglie chi premiare in base allo storico delle proprie attività: sicuramente chi più ha acquistato con pochi o zero reclami avrà maggiori probabilità di ricevere il pacco-dono. Si riceve la spedizione nel minor tempo possibile e sempre nel minor tempo possibile, ovvero 10 giorni, si deve pubblicare la recensione con tanto di foto. E su questo punto l’azienda non transige, anzi lo ricorda molto spesso.

Cosa succede se qualcosa va storto?

Se si sbaglia la taglia non si può restituire nulla tanto che l’utente viene invitato a far provare i vestiti a altri e inviare, sempre nei famosi 10 giorni, la recensione. La reputazione vale più della merce spedita e del lavoro di tanti operai sfruttati.

Altro passaggio fondamentale: se quanto inviato viene fermato alla dogana le operazioni di sblocco, con tanto di pagamento, sono tutte a carico del ricevente. Un chiaro segnale di quanto poco valore ha la merce per questo produttore.

Moda spazzatura, ecco cos’è

Come altro si può definire una produzione così aggressiva nei confronti di tutta la filiera Moda-Spazzatura, perché, se non piace o arriva della taglia sbagliata non si può mandare indietro è quindi nella stragrande maggioranza dei casi questo è quello che diventerà. Le immagini delle montagne di abiti, usati e nuovi, nel Deserto di Atacama hanno fatto il giro del mondo, così come quelle della discarica a cielo aperto in Ghana o in Kenyia.

Di certo con questo sistema del fast-fashion e della sovrapproduzione, che anche Shein contribuisce a mantenere attivo, non accenna a cambiare rotta. Anzi, sta arrivando sempre più vicina a noi: già nel 2019 Oxfam aveva denunciato che ogni minuto mezza tonnellata di abiti veniva gettata in un discarica in Irlanda. Un costo incredibile anche per l’ambiente calcolato in oltre 12 tonnellate di emissioni di carbonio, le stesse prodotte percorrendo 65.000 chilometri in auto.

Oxfam 2019

 

Questo è un sistema non più sostenibile per il bene del pianeta e dei diritti dei lavoratori di un settore che non conosce (ancora) crisi.

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Fonti: Shein/Oxfam

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