Rosso di sera all’Etna: Lo spettacolo della lava al tramonto

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Fontana di lava al Cratere di Sud-Est, accompagnata da violente interazioni fra lava e neve, vista da Linguaglossa al culmine del parossismo del 16 febbraio 2021. Foto di Vincenzo Greco, guida vulcanologica

Nel tardo pomeriggio del 16 febbraio 2021, il Cratere di Sud-Est dell’Etna ha prodotto un nuovo episodio eruttivo parossistico, che ha dato origine a diversi fenomeni vulcanici, alcuni dei quali molto spettacolari. Fontane di lava alte circa 500 m, colate di lava dirette verso la Valle del Bove, una colonna eruttiva di diversi chilometri e un flusso piroclastico sono stati osservati fino alla tarda serata.


Negli ultimi giorni, l’attività esplosiva alle bocche orientali del Cratere di Sud-Est si era gradualmente intensificata, con alcuni episodi di continue esplosioni stromboliane, mentre stava continuando la ormai consueta attività esplosiva da diverse bocche sul fondo degli altri crateri sommitali (Figura 1). In tutto, erano in attività 12 o 13 bocche, di cui 5 o 6 al solo Cratere di Sud-Est. L’attività era particolarmente intensa alle “bocche orientali” di questo cratere, dove aveva già avuto luogo l’ultimo episodio parossistico, la sera del 18 gennaio 2021.

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Figura 1 – Immagine ripresa dal satellite Sentinel-2 giorno 16, poche ore prima del parossismo al cratere di SE. Si vede attività termica (nella banda dell’infrarosso) su tutte le bocche di tutti i crateri sommitali dell’Etna. Elaborazione di Alessandro Bonforte, INGV

Il rapido accumulo di materiale piroclastico prodotto da questa continua attività ha generato un conetto di scorie, che stava per raggiungere l’altezza del punto più alto del Cratere di Sud-Est, ad una quota di circa 3300 m (Figura 2).

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Figura 2 – Due immagini riprese dalla telecamera di sorveglianza termica sulla Montagnola (EMOT), il 19 gennaio e il 16 febbraio 2021 mattina, che mostra la crescita di un cono di scorie alle bocche orientali del Cratere di Sud-Est. Il colore giallo indica la presenza di materiale caldo.

Fra le ore 16:00 e 17:00 locali del 16 febbraio, il materiale depositato dall’attività esplosiva sul ripido fianco orientale del cono ha cominciato a scivolare, producendo piccole frane. Finchè, alle 17:05 la parte alta del cono è franata, generando un flusso piroclastico, che in pochi secondi ha percorso circa 1.5 km sulla parete occidentale della Valle del Bove (Figura 3).

Guarda qui il video del flusso piroclastico

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Figura 3 – Quattro immagini che mostrano l’avanzamento del flusso piroclastico delle ore 17:04-17:06 del 16 febbraio 2021 sulla parete occidentale della Valle del Bove. Vista da Tremestieri Etneo, sul versante meridionale del vulcano. Foto di Boris Behncke, INGV

Dal flusso piroclastico si è alzata una densa nube di cenere, che è stata spinta dal vento in direzione sud. Immediatamente dopo è cominciata l’emissione di una colata di lava, mentre l’attività esplosiva aumentava rapidamente, culminando intorno alle 17:15 in fontane di lava. Si è formata una colonna eruttiva alta alcuni chilometri (Figura 4), anch’essa spinta verso sud dal vento, con conseguente ricaduta di cenere e lapilli sui centri abitati in una stretta fascia nel settore meridionale del vulcano, compresa la città di Catania. Sono state segnalate anche ricadute di cenere nel siracusano, a 60-80 km di distanza dalla sommità del vulcano.

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Figura 4 – Colonna eruttiva prodotta dal parossismo del 16 febbraio 2021, illuminata dal tramonto, vista da Tremestieri Etneo. Foto di Ida Behncke Lemercier

Durante la fontana di lava, si sono formati altri flussi lavici diretti verso nord-est (Valle del Leone) e sud-est, sempre verso la Valle del Bove. Nei punti in cui questi flussi hanno incontrato depressioni piene di neve, caduta alcuni giorni prima, si sono sviluppate violente interazioni esplosive, generando nubi di vapore e cenere (Figura 5). Il flusso lavico principale ha rapidamente raggiunto il fondo della parete occidentale della Valle del Bove ad una quota poco inferiore ai 2000 m, percorrendo circa 3 km dal Cratere di Sud-Est.

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Figura 5 – Quattro momenti del parossismo del 16 febbraio 2021, viste da Milo, sul versante orientale etneo. Si nota la forte interazione esplosiva fra colate di lava e neve sulla parete della Valle del Bove. Foto di Salvatore Caffo, vulcanologo del Parco dell’Etna

L’attività di fontana di lava è durata circa 30-35 minuti ed è terminata piuttosto bruscamente poco prima delle ore 18:00 locali. Per alcuni minuti il Cratere di Sud-Est ha continuato ad emettere un denso pennacchio di cenere, mentre le colate di lava, ormai non più alimentate, si stavano ancora lentamente espandendo sulle pareti e sul fondo della Valle del Bove (Figura 6).

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Figura 6 – Colate di lava e nube di cenere, poco dopo la cessazione dell’attività di fontana di lava, viste da Santa Venerina sul versante sud-orientale dell’Etna, alle ore 18:10 del 16 febbraio 2021. Foto di Boris Behncke, INGV

Durante il parossismo è continuata senza evidenti variazioni l’attività esplosiva negli altri crateri sommitali.

In tarda serata, al Cratere di Sud-Est è ricominciata una modesta attività stromboliana che si è protratta fino alle 06:15 del 17 febbraio; in questo intervallo temporale si sono osservate anche alcune forti esplosioni al cratere Voragine. Alla luce del nuovo giorno si è visto che il conetto di scorie, che era cresciuto alle bocche orientali del Cratere di Sud-Est è stato completamente rimosso durante il parossismo.

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Figura 7 – Immagine ripresa dalla telecamera di sorveglianza termica sulla Montagnola (EMOT), nel mattino del 17 febbraio 2021. Si nota la scomparsa del conetto visto nella seconda immagine in Figura 2. Il colore giallo indica la presenza di materiale caldo.

L’episodio parossistico del 16 febbraio 2021 è stato quello più violento e spettacolare in questa attuale serie di parossismi, iniziata la sera del 13 dicembre 2020. Tuttavia non si tratta di un evento eccezionale per l’Etna; infatti, nel periodo fra gennaio 2011 e dicembre 2013, lo stesso Cratere di Sud-Est ha prodotto una cinquantina di parossismi, fra cui alcuni molto più violenti di quest’ultimo (p.es. 23 febbraio e 23 novembre 2013). Anche nell’anno 2000 ci sono stati numerosi (sessantasei) episodi parossistici, sempre al Cratere di Sud-Est. Seppure più raramente, anche gli altri crateri sommitali dell’Etna producono parossismi: il Cratere di Nord-Est nel 1977-1978, 1980-1981, il 24 settembre 1986 (accompagnato da flussi piroclastici), nel 1995-1996 e, l’ultimo, il 27 marzo 1998; la Voragine il 22 luglio 1998, 4 settembre 1999 e quattro eventi in sequenza tra il 3 e il 5 dicembre 2015; la Bocca Nuova ad ottobre-novembre 1999 e gennaio-febbraio 2013.

Spesso quegli eventi hanno causato consistenti pesantissime ricadute di cenere e lapilli sui centri abitati, soprattutto nel settore orientale del vulcano, spinti dai venti dominanti sull’Etna (vedi video registrato sull’autostrada Messina-Catania durante un parossismo del 20 aprile 2013). Capita infatti più di rado di avere parossismi durante giornate in cui i venti soffiano da Nord ma anche questo non è un evento eccezionale. Anche le distanze raggiunte dalla ricaduta non sono poi così rare. Durante i parossismi del 3 agosto 1979, 24 settembre 1986, e del 9 novembre 1995, la cenere ha raggiunto Siracusa, e lapilli sono caduti a Catania. Durante i parossismi del 2011-2013 sono stati i comuni di Zafferana Etnea, Milo, Giarre, Sant’Alfio e Piedimonte a soffrire particolarmente delle ricadute di cenere e lapilli, delle stesse dimensioni di quelli caduti a Catania. Nel caso del 23 novembre 2013 cenere molto fine è stata segnalata persino dalla Puglia, a 400 km di distanza.

Le immagini dell’attività dell’Etna del giorno 16 febbraio mostrano il vulcano in tutta la sua magnifica e vigorosa bellezza. Per questo hanno riscosso molto interesse non solo a livello nazionale ma anche all’estero. E la diffusione delle immagini è avvenuta in tempo quasi reale soprattutto tramite i social con la condivisione delle fotografie pubblicate dagli abitanti delle falde del vulcano. Il solo post pubblicato sull’account facebook INGVvulcani, sempre del dipartimento Vulcani dell’INGV come questo blog, è stato visualizzato da 283000 persone, con 46000 interazioni e circa 1400 condivisioni. Ma il dato più impressionante è il numero di accessi fatti al sito dell’Osservatorio Etneo dell’INGV: 2.681.164 durante il parossismo del 16 febbraio 2021.

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