Recuperate tutte le 90 tonnellate di rifiuti pericolosi e resti del Bora bora, il peschereccio affondato nel Santuario dei cetacei

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I lavori per la bonifica dell’area di fronte all’isola di Montecristo, quella romanzata dallo scrittore Dumas, erano iniziati lo scorso marzo


Il peschereccio Bora Bora era affondato, per ragioni non ancora del tutto chiarite, nel giugno di due anni fa nelle acque protette davanti all’isola di Montecristo, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano – proprio alle leggende antiche circolanti su questa splendida perla del Mediterraneo, lo scrittore francese Alexandre Dumas si ispirò per scrivere il suo capolavoro Il Conte di Montecristo. L’imbarcazione trasportava idrocarburi, oli, metalli vari, fasciame e altre sostanze – un carico che si è depositato sul fondale e che con il tempo si è disperso, andando ad inquinare tutta l’area circostante. Da qui l’azione di bonifica coordinata dal Reparto Ambientale Marino del Corpo delle Capitanerie di Porto, che si è conclusa in questi giorni dopo più di due anni di lavori intensi.

Il lavoro si è articolato in tre fasi è stato lungo ed impegnativo – anche a causa del Coronavirus che nel frattempo è andato diffondendosi e che ha rallentato le manovre – durante le quali sono state recuperate più di 90 tonnellate di rifiuti di diversa natura, partendo da quelli che rappresentavano un rischio maggiore per la natura. Lo Stato ha contribuito al salvataggio dell’area con un finanziamento di 80.000 euro, a cui si sono aggiunti fondi di imprese private.

È notizia di questi giorni che il lavoro [di bonifica della Bora Bora] è totalmente terminato. Una bella notizia per il mare che in questo periodo ci vuole proprio. Faccio appello al Ministero per la Transizione Ecologica (ex Min. Ambiente) si faccia così anche per gli altri relitti affondati. Ripuliamo il mare nostrum – scrive sul proprio profilo Facebook l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Purtroppo il problema dei relitti affondati e abbandonati nel nostro Mar Mediterraneo, molto spesso in prospicienza delle coste e degli insediamenti umani, non è affatto nuovo. Attualmente sono oltre 700 i relitti censiti nei porti e lungo le coste italiane che non sono oggetto di operazioni di rimozione, ma che giacciono ancora sui fondali, contribuendo così all’inquinamento marino e alla distruzione degli habitat dei pesci.

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Fonte: Facebook

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