Mamma Giunti si incatena a Montecitorio: “Cartabia mi aiuti”

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ROMA – Incatenata questa mattina alla ringhiera davanti Montecitorio per chiedere protezione alle Istituzioni. Prosegue senza sosta la protesta di mamma Giada Giunti, la donna che da cinque anni chiede di poter riavere il figlio e che oggi manifesta davanti la Camera dei Deputati “per il decimo rigetto in un anno e mezzo da parte di una Corte d’appello a cui era stata chiesta la ricusazione”.
Giada fu accusata di aver abbandonato il figlio al circolo sportivo dove praticava sport a livello agonistico e poi di essere ‘simbiotica‘, da lì l’allontanamento del minore e una lunga battaglia per ottenere il ricongiungimento. Negli ultimi tre anni ha potuto vederlo solo con tre telefonate video. Secondo Giada “la prova del crimine nei confronti di mio figlio, oggi quindicenne, è contenuta nella requisitoria che la sostituta procuratrice della Corte di Cassazione, quella che disse anni fa che i figli non si tolgono nemmeno ai mafiosi, fece a favore dell’accettazione del ricorso di una mamma che ha subito le mie stesse cose: fu accusata di essere una madre simbiotica e il figlio fu trasferito in una casa famiglia nonostante avesse denunciato un padre violento. È esattamente la mia storia”. Mamma Giunti ha depositato “documentazione al ministro Cartabia, al presidente della Corte d’Appello e alla Corte d’Appello. Ora mi devono aiutare, se esiste una giustizia in questo Paese– conclude- mio figlio deve poter tornare a casa dalla mamma”.


MAMMA GIUNTI SCRIVE A DRAGHI: “SOTTRAZIONE MINORI È SISTEMA INFERNALE”

Una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Mario Draghi “per sensibilizzarlo su un fenomeno che avviene nel nostro Paese, quello della sottrazione dei minori”. A scriverla mamma Giada Giunti, la donna che da anni chiede di ottenere il ricongiungimento col figlio, ora quindicenne. Questa mattina si è incatenata davanti Montecitorio per chiedere giustizia e alla protesta associa una lettera indirizzata al premier, “firmata da me e da tanti altri genitori che hanno aderito”. “Lo Stato dovrebbe tutelare le donne ma soprattutto i figli- spiega- ma questo non avviene. Nei tribunali subiamo ancora più violenza di quella per mano di ex mariti o ex compagni violenti. Insieme ai nostri figli siamo catapultati in un sistema infernale, la nostra esistenza è completamente rovinata. Depositerò questa lettera e contestualmente chiederò un incontro, anche con un suo funzionario, per chiedere la tutela di minori e donne. È vero che la politica legifera- conclude- poi però nei tribunali le norme non vengono applicate”.

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Da Dire.it

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