Machiavelli, la virtus e la ragione nell’ultimo libro di Alessandra Necci

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ROMA – “‘Il Principe deve fare del bene finché può, ma deve saper entrare nel male se necessitato‘ poiché ‘gli uomini sono cattivi‘”. E’ la novità dirompente che Niccolò Machiavelli porta nell’Italia delle “Signorie e della grande felicità culturale dell’Umanesimo” che Alessandra Necci ha messo al centro del suo ultimo libro ‘Il potere e la ragione (edito da Nuova Argos) per entrare nella modernità di un “personaggio straordinario e spesso mal compreso” perché “Machiavelli- come ha ribadito intervistata dalla Dire- non è il machiavellismo”.


È in nome dell'”anelito politico fortissimo che sente verso la comunità, la polis” ha spiegato Necci, che Machiavelli “fonda la scienza politica e codifica in modo ideale il concetto di Ragion di Stato” e quindi l’autonomia della politica dall’etica, tema su cui molti autori si sono successivamente divisi. Perché il Principe, l’opera in cui Machiavelli teorizza “la conquista e il mantenimento del potere, dedicato al padre di Caterina de Medici, Lorenzino, e la cui figura ispiratrice è Cesare Borgia”, ha ricordato la storica è colui che può “dominare persino sulla fortuna”. Ritorna così il concetto di “Virtus dell’antica Roma”, nonostante “la vita ne sia in balìa” come riteneva Machiavelli, almeno per una metà.

“Tormentato, sofferente anche Gramsci riconobbe che non si poteva slegarlo dal suo ‘contesto’ temporale” ha sottolineato l’autrice, eppure “resta su di lui il pregiudizio della frase ‘il fine giustifica i mezzi’ mai detta da lui” che invece aveva l’idea di un “Principe forte, salvatore come ‘uomo nuovo’ di un’Italia che fosse unita” ha sottolineato la studiosa.
“Esamina con cuore dolente e ragione” Machiavelli il suo tempo storico, con “un afflato per Firenze di cui è Segretario”. E nel libro non manca un ritratto delle sue origini: “Nato a Firenze da famiglia modesta, ma attenta agli studi. Incomincia da subito a lavorare per la comunità e la sua riflessione parte dalla grande conoscenza del passato. Anticipa prima di Vico- ha ricordato Necci- che la storia si ripete”. Di questo intellettuale innovativo, “straordinario e complesso” resta quell’immagine descritta nella sua lettera a Francesco Vettori, ricordata da Necci, “di un uomo che la sera si vestiva elegantemente per leggere i grandi del passato”.


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Da Dire.it

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