Le voci del webinar Luiss: ora un piano per l’Africa

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ROMA – C’è un piano per l’Africa che ci conviene. Passa per i suoi giovani, non è imposto dall’alto ed è frutto dell’ascolto. A proporlo oggi studenti e professori di diversi Paesi del continente, in dialogo con i docenti della Luiss Guido Carli e i rappresentanti della società civile ospiti del Programma diaspore.


L’occasione è il secondo webinar del ciclo dell’ateneo, al via a fine gennaio. Si comincia con un minuto di silenzio in memoria dell’ambasciatore Luca Attanasio, del carabiniere Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, rimasti uccisi ieri in un agguato nell’est della Repubblica democratica del Congo. Raffaele Marchetti, delegato del rettore della Luiss per le Relazioni internazionali, parla di “un incontro difficile” a causa di quei “fatti tragici”, invitando a “tenerlo con passione”, in omaggio a chi all’Africa ha dedicato la vita. “Luca Attanasio sarebbe felice di sapere di questo nostro webinar” ribadisce Giuseppe Mistretta, già ambasciatore dall’Angola all’Etiopia, ora direttore centrale per la regione subsahariana al ministero degli Esteri. Il suo ricordo del collega apre alla scelta della Luiss e dei partner dell’associazione Le Reseau di ascoltare subito le voci del continente.

Ecco allora, in videocollegamento dal Senegal e dal Kenya, dal Marocco e dal Camerun, riflessioni a 360° sull’università come polo decisivo in un’ottica di condivisione di conoscenze e dunque cooperazione e sviluppo. Ascoltate Jean Thierry Somda, professore all’Institut Africain de Management (Iam) a Ouagadougou, in Burkina Faso: “Bisogna creare partnership per la formazione, con un focus su tecniche applicate e competenze pratiche, liberandosi di stereotipi penalizzanti nei rapporti tra Paesi e contesti differenti”. E ancora: “In Burkina Faso l’Italia è vista come una caricatura, come spaghetti e squadre di calcio, mentre il resto non lo si conosce; peccato perché il vostro Paese è leader ad esempio nel settore agroalimentare e a livello di innovazione ha molto da offrire, formando tecnici, ingegneri o esperti legali”.

A intervenire sono poi gli studenti. Secondo Koné Fanta, che frequenta l’Università di Bambey in Senegal, “gli atenei europei e italiani dovrebbero puntare sull’empowerment delle donne africane, sostenendole in un percorso di autostima e opportunità”. Paulin Ouedraogo parla invece dal Burkina Faso e chiede come si possano superare i problemi burocratici e aiutare gli studenti desiderosi di intraprendere un percorso di studi internazionali in Italia. Guarda all’Italia anche Abdelmajid Souleyman Houno, laureando a Thies, ancora Senegal. Fa le condoglianze per Attanasio e Iavocacci, “che stavano facendo qualcosa di importante” e poi parla di clima, di una siccità che in Africa secondo stime internazionali minaccerebbe 45 milioni di persone e della necessità di formare tecnici per l’uso di fonti energetiche naturali e non inquinanti.

A fornire riferimenti sono gli esperti della Luiss. Alfonso Giordano, professore di Geografia politica, parla di migrazioni e demografia. Sottolinea che “i bambini e i giovani sono la chiave di volta” e che quello italiano è per forza di cose “un investimento interessato, utile per loro e per noi”.

Le parole chiave di Marco Francesco Mazzù, recruiting leader e professore di Marketing & digital, sono invece “diversity management”. “La diversità e l’inclusione sono importanti chiavi di successo sia nel settore pubblico che in quello privato” dice: “Società inclusive e fondate sulla ‘diversity’ superano costantemente i competitor”. Nel dialogo con gli studenti, toccando il tema dei rapporti con l’Africa e le diaspore afroitaliane, Mazzù sottolinea che le “persone mostrano un’attitudine positiva verso le organizzazioni impegnate nella cultura della diversità e dell’inclusione sociale”. Secondo il professore, “processi di ‘social listening’ verso gli attori interni dei processi aziendali aumentano la cultura dell’inclusione”.

Della necessità di “stare in ascolto” dice anche Mehret Tewolde, amministratrice delegata di Italia Africa Business Week (Iabw), un appuntamento ormai consolidato che vive in rete con le diaspore, pensate come ponti capaci di avvicinare. Quello della ceo è anche un appello che interroga: “L’università può fare da ‘audit’ alla politica e al mondo della cooperazione, monitorando cosa si sta facendo in concreto per andare verso la parità di genere e tutti gli Obiettivi di sviluppo dell’Agenda 2030” dice Tewolde. “Bisogna contribuire a modelli interpretativi che siano strumento per lo sviluppo equo della società e per costruire modelli di pensiero e organizzazione aziendale che abbattano gli stereotipi”.

GIORDANO (LUISS): INVESTIAMO SULL’AFRICA, CI CONVIENE

È necessario fare “un investimento interessato“, in chiave di cooperazione e formazione, partendo dall’assunto che i bambini e i giovani sono la chiave dell’Africa subsahariana: lo ha detto oggi Alfonso Giordano, professore di Geografia politica della Luiss Guido Carli, intervenendo su “dinamiche demografiche e flussi migratori”.

Il tema è stato al centro del secondo appuntamento del ciclo Programma diaspore, curato dall’ateneo a partire dal mese scorso. ‘Italian and African Geopolitical Perspectives‘, questo il titolo del webinar. Nel suo intervento, Giordano ha messo in primo piano “il ruolo del capitale umano” evidenziando che sul piano delle dinamiche demografiche la regione subsahariana sta attraversando una fase differente rispetto ad esempio al Nord Africa, dove tra gli anni Ottanta e il 2015 il numero di figli per donna è passato da cinque a due o tre.

L’età mediana, anzitutto in Paesi come Niger e Nigeria, meno in altri come Etiopia e Ruanda, si aggira oggi attorno ai 15 anni. “È chiaro che i bambini e i giovani sono la chiave di volta, il nostro interessato investimento, utile per loro e per noi” ha detto Giordano. Secondo il professore, un esempio utile a capire è ciò che è accaduto negli ultimi anni in Tunisia, un Paese dal quale tanti giovani anche istruiti sono partiti per mancanza di lavoro e opportunità. “Dobbiamo gestire i programmi di formazione puntando anche su agevolazioni fiscali, borse di studio e incentivi a startup tecnologiche” ha detto Giordano. “Come università, vogliamo ‘dare accesso a’, in un quadro di mutua cooperazione, non calando cose dall’alto”.

RIDOLFI (LINK 2007): RIDURRE GAP TRA EUROPA E AFRICA

“I nostri progetti in Africa sono spesso di natura sociale e guardano alla comunità. Quello di cui ci stiamo accorgendo invece è che sempre più spesso i giovani del continente ci chiedono un sostegno a un legittimo desiderio di elevazione individuale, che è visto come motore dello sviluppo della collettività”. A parlare è il presidente dell’associazione Link 2007, Roberto Ridolfi, intervenuto oggi al secondo appuntamento del ‘Programma diaspore’ dell’università Luiss Guido Carli.

Il presidente di Link 2007, un consorzio che racchiude al suo interno 13 tra le maggiori ong italiane – 11.000 operatori dei quali 6.000 sul campo, ricorda lui stesso – ha denunciato l’esistenza di una “diversità nella possibilità di accesso alla risorse della finanza e dell’educazione tra giovani europei e africani”. Un differenziale, questo, secondo Ridolfi, che “è all’origine di una tensione” che può anche sfociare in comportamenti aggressivi o antisociali.

In questo senso il presidente, che ha ricordato la sua esperienza come ambasciatore dell’Unione Europea in Africa, ha citato gli esempi delle milizie di ispirazione islamiste somale di Al-Shabaab ma anche dinamiche simili “osservate in Uganda, Malawi o Namibia”.
Secondo Ridolfi, sta anche alla cooperazione allo sviluppo ridurre le tensioni garantendo accessi alle risorse, con la consapevolezza però “che investire in Africa è nel pieno interesse dell’Unione Europea” e che anzi in questo momento è più quest’ultima “ad avere bisogno dell’Africa che non il contrario”.

Il presente e gli orizzonti dei prossimi anni presentano però le complessità provocate dalla pandemia di Covid-19, sia in Europa che in Africa. “Dobbiamo trovare le modalità per garantire il nostro sostegno anche sapendo che nel prossimo anno ci sarà un calo verticale nei finanziamenti alla cooperazione allo sviluppo a causa degli effetti della crisi sanitaria” ha detto Ridolfi. “Con Link 2007 abbiamo avanzato la proposta del ‘Release G20’, che vuole tirar fuori da un taglio al debito pubblico investimenti per mitigare i rischi e continuare ad andare verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite”.

MISTRETTA (FARNESINA): PROPONGA UN PIANO PER L’AFRICA

Più che un Piano Marshall all’Africa serve “un grande piano per la formazione” universitaria e professionale: lo ha detto oggi Giuseppe Mistretta, direttore centrale per l’Africa del ministero degli Affari esteri, intervenendo a un webinar organizzato dalla Luiss Guido Carli.

“In Africa ogni anno ci sono 30 milioni di nuovi nati che sostengono il trend demografico e così ogni anno almeno 15 milioni di giovani dovrebbero essere impiegati nel modo del lavoro” la premessa di Mistretta. “Oggi il continente ne assorbe invece solo fra i tre e i quattro milioni: il gap da colmare è enorme”.

Secondo il direttore, il divario contribuisce ad alimentare situazioni di crisi e conflitto, evidenziate da episodi come l’agguato di ieri in Congo. “Bisogna garantire lavoro – ha sottolineato Mistretta – anche per evitare povertà, emarginazione e fenomeni di violenza”.
Secondo il direttore, “una crescita che assorba dieci o 15 milioni di africani l’anno equivale al 7 per cento del Pil complessivo del continente”. La tesi del diplomatico è che l’Italia “fa parecchio”, non solo e non tanto per le borse di studio garantite dal ministero degli Esteri quanto per il contributo aggiuntivo offerto da soggetti privati e fondazioni legate a realtà imprenditoriali, come ad esempio Enel, E4Impact o Eni che garantiscono processi di training”.

Mistretta ha concluso con un appello. “Bisogna guardare anche a ciò che fa la Cina” ha detto il direttore. “Stando ai dati dell’ultima conferenza Focac, ogni anno Pechino dà fino a 50.000 borse di studio, più una serie di altre attività: l’Europa fa bene a puntare su programmi come Erasmus Mundi ma deve realizzare più sinergia con tutte le iniziative private”.

MAZZÙ (LUISS): ASCOLTARE AFRICA, COSTRUIRE INCLUSIONE

La cultura della diversità e l’inclusione sociale sono ossigeno per l’economia. E premiano le imprese che le promuovono nei fatti, creando un sentimento positivo tra i lavoratori e garantendo performance più alte, fino al 12 per cento. Dinamiche e dati evidenziati oggi da Marco Francesco Mazzù, recruiting leader e professore di Marketing & digital presso la Luiss Guido Carli.

marco francesco mazzù

L’occasione è stato il secondo appuntamento del Programma diaspore avviato dall’ateneo il mese scorso. A segnare i lavori, sul tema ‘Italian and African Geopolitical Perspectives’, il confronto tra docenti della Luiss e giovani in formazione con origini africane, residenti sia in Italia che nei Paesi del continente. “La Luiss intende valorizzare al massimo lo scambio facendo sì che lo studente internazionale sia protagonista delle proprie scelte” ha detto Mazzù. “I suoi bisogni devono contribuire a definire un’offerta accademica pienamente all’altezza delle sfide della globalizzazione dei talenti e del lavoro”.

Il professore guarda al rapporto tra formazione e inserimento nelle realtà aziendali attraverso il prisma di una vision multiculturale. Le parole chiave suggerite, con citazioni di rapporti pubblicati tra il 2016 e il 2020 dalla società di consulenza McKinsey, con lo studio di mille organizzazioni in 15 Paesi, sono “diversity management”. Secondo Mazzù, “la diversità e l’inclusione sono importanti chiavi di successo sia nel settore pubblico che in quello privato”. Come confermano le analisi di McKinsey, questa la tesi, “aziende inclusive e fondate sulla diversity superano costantemente altre società con meno attenzione alla diversità e inclusività”.

Nel dialogo con gli studenti, toccando il tema dei rapporti con l’Africa e le diaspore afroitaliane, Mazzù ha sottolineato che le “persone individui mostrano un’attitudine positiva verso le organizzazioni impegnate nella cultura della diversità e dell’inclusione sociale”. Se aziende e organizzazioni mirano spesso a un bilanciamento dei generi e delle appartenenze comunitarie, però, “nei team executive l’equità è ancora distante“. Un ostacolo, questo della “under-represention”, che potrebbe condizionare anche la qualità e l’efficacia dei prodotti e dei servizi offerti.

In primo piano nel dibattito di oggi, animato dai ragazzi di più Paesi, Mali, Senegal, Marocco, Kenya e Burkina Faso, insieme con Mazzù e con Susanna Owusu Twumwah, già responsabile comunicazione del Summit nazionale delle diaspore, ci sono stati temi chiave che attraversano le frontiere: dalla migrazione circolare degli studenti, con benefici anche per i Paesi di origine dove si investono le competenze acquisite all’estero, alle opportunità della transizione ecologica e della rivoluzione verde; dalle promesse delle nuove tecnologie, dei big data e dell’intelligenza artificiale fino ai nodi della sanità come bene pubblico globale.

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Da Dire.it

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