Le temperature da record in Siberia stanno quadruplicando gli incendi, la foresta brucia come mai prima

La Siberia brucia di nuovo. Già lo scorso anno questo angolo di mondo solitamente caratterizzato da basse temperatura e da ghiaccio e neve, è funestato da incendi e temperature da record. E nel 2020 la situazione è destinata a peggiorare.

In questi giorni nel distretto di Anabar, a sud-ovest dell’estuario del fiume Olenyok nel Mare di Laptev, si sta consumando un vero e proprio inferno. Un enorme incendio è divampato nell’area e secondo il programma di osservazione della Terra Copernicus Sentinel-2 dell’UE potrebbe essere “il più settentrionale degli ultimi anni all’interno del circolo polare artico”.

“Anche se gli incendi sono comuni in questo periodo dell’anno, temperature record e venti forti rendono la situazione particolarmente preoccupante”, spiega Copernicus in una nota.

L’incendio si trova 12 km più a nord di quello registrato lo scorso anno dallo stesso programma che utilizza le capacità di rilevamento a infrarossi per rilevare gli incendi attivi. Di certo le temperature da record degli ultimi giorni stanno contribuendo a rendere la situazione ancora più drammatica. I numeri di Copernicus parlano chiaro: il 19 giugno in Siberia sono stati raggiunti i 45° al di sopra del Circolo Polare Artico. Pochi giorni prima aveva raggiunto i 38°:

Superato ogni record di caldo della storia al Circolo Polare Artico: 38 gradi in Siberia

“L’Artico è in fiamme in senso figurato e letterale: si sta riscaldando molto più velocemente di quanto pensassimo in risposta all’innalzamento dei livelli di anidride carbonica e altri gas serra nell’atmosfera, e questo riscaldamento sta portando a un rapido crollo e ad un aumento degli incendi”, ha detto il preside della scuola ambientale dell’Università del Michigan Jonathan Overpeck. “Il riscaldamento da record in Siberia è un segnale di avvertimento di proporzioni maggiori.”

Secondo i dati riportati sabato da Avialesookhrana, l’agenzia russa per la gestione degli incendi boschivi, 1,15 milioni di ettari (2,85 milioni di acri) stavano bruciando in Siberia in aree che non potevano essere raggiunte dai vigili del fuoco. L’area più colpita è la Repubblica di Sakha, dove si trova Verkhoyansk, con 929.000 ettari in fiamme.

Qui le fiamme avvistate dai satelliti:

🟠 An #Arctic #wildfire🔥 during the #ArcticHeatwave with big smoke plume and forming #pyrocumulonimbus clouds #Siberia #Russia🇷🇺21 June 2020 #Copernicus #Sentinel-2🛰 Full-size➡https://t.co/Wwd2c2BDBJ https://t.co/jHlWVXQOIf #RemoteSensing #OpenData #scicomm Image is 37 km wide pic.twitter.com/vAmXIvJHWx

— Pierre Markuse (@Pierre_Markuse) June 21, 2020

Secondo il prof. Overpeck questa ondata di calore siberiano prolungato è del tutto anomala, non viene sperimentata da migliaia di anni “ed è un altro segno che l’Artico amplifica il riscaldamento globale anche più di quanto pensassimo”.

#ImageOfTheDay #ArcticHeatWave #ClimateAction #EUSpace
Many air 🌡 records have recently been broken in #Siberia
On 19 June Land Surface Temperature (LST) reached 45°C at several locations in the #Arctic Circle
Data retrieved by #Sentinel3 🇪🇺🛰
Check the 2019-2020 comparison ⬇ pic.twitter.com/aFggpPmJiY

🇪🇺 DG DEFIS #UnitedAgainstCoronavirus (@defis_eu) June 23, 2020

L’agenzia per la protezione delle foreste della Yakutia, conosciuta anche come Repubblica di Sakha, la più grande regione della Federazione Russa, ha riportato 127 incendi naturali che hanno coinvolto 822.724 ettari. Ecco alcuni terribili video degli incendi che bruciano nell’estremo nord intorno a Chersky, nel nord della Yakutia.

A record heatwave in Siberia has led to forest fires in the Republic of Sakha.

Temperatures spiked to 30C (86F) on Wednesday pic.twitter.com/5E50h96uyP

— Shakthi #StayHomeSaveLives (@v_shakthi) June 25, 2020

Qui le foto

incendi siberia

©The Siberian Times

incendi siberia

©The Siberian Times

incendi siberia

©The Siberian Times

Paura per lo scioglimento del permafrost

Oltre ai danni provocati dagli incendi, a far paura è anche il veloce scioglimento del ghiaccio perenne, il permafrost che sarebbe all’origine del grave sversamento di petrolio che si è verificato circa un mese fa ancora a Norilsk.

Le impressionanti immagini satellitari del fiume nell’Artico diventato rosso sangue, dopo lo sversamento di 20 mila tonnellate di petrolio

Alexander Sergeyev, presidente dell’Accademia delle scienze della Russia, ha messo in guardia:

“Dovremmo organizzare un monitoraggio totale degli edifici industriali e abitativi sul permafrost. Se si degrada, tutti quegli edifici inizieranno a scivolare”.

Fonti di riferimento: Siberian Times, AP

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Da Greenme

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