Le eruzioni di epoca storica dell’Etna

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Vista da elicottero dell’Etna durante un episodio parossistico al Cratere di Sud-Est, 24 novembre 2006. Foto di Boris Behncke

Parte 2. Dal XVII secolo al presente

di Stefano Branca e Jean-Claude Tanguy


Nel luglio 1603 si intensificò l’attività persistente ai crateri sommitali dell’Etna e dal cratere centrale fuoriuscirono diversi trabocchi di lava fra il 1607 e il 1610. Il cronista Ribizzi scrive: “il 28 giugno 1607 il Mongibello si aprì verso i Monticelli (attuale M. Spagnolo nel medio versante NO) e ne corse una lava di circa 3 miglia”. Mentre, il vasto campo lavico del 1610 che minacciò il paese di Adrano fu generato tra il 6 febbraio e la fine agosto 1610 da due distinte e ravvicinate fessure eruttive. Dal 1614 al 1624 ebbe luogo sull’alto versante settentrionale la più lunga eruzione laterale della storia recente, che formò il vasto campo lavico della “Sciara del Follone”. L’eruzione 1634-1636 interessò il versante meridionale della Valle del Bove, e la colata lavica distrusse boschi e vigneti fra Zafferana e Fleri. Questa eruzione è il più antico evento eruttivo dell’Etna rappresentato grazie a due disegni (Figura 4). Nel 1643 si verificarono due brevi eruzioni laterali, una nel mese di febbraio nell’alto versante settentrionale i cui prodotti non sono più affioranti e un’altra nell’alto versante nord-occidentale avvenuta nel mese di luglio. Nel 1651 si verificò un’altra grande eruzione laterale nel versante occidentale, durata tre anni, che ha prodotto un vasto campo lavico, denominato la “Sciara di San Antonio”, che distrusse una parte di Bronte e ampi territori coltivati.

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Figura 4 – a) Mappa del campo lavico dell’eruzione del 1634–36 parzialmente coperto dai flussi di lava delle eruzioni successive (da Branca & Abate, 2019); b) Disegno dell’eruzione dell’Etna iniziato il 19 dicembre 1634 tratto da “Breve relazione del nuovo incendio di Mongibello in Sicilia”, manoscritto anonimo (da Branca & Abate, 2019); c) Disegno di Antoine Leal dell’eruzione dell’Etna iniziata il 19 dicembre 1634 (da Branca & Abate, 2019).

La famosa eruzione del 1669 costituisce l’evento eruttivo più distruttivo di epoca storica durante il quale, in quattro mesi, furono eruttati circa 600 milioni di m3 di lava producendo un vasto un campo lavico di circa 40 km2 che raggiunse una lunghezza massima di 17 km. Durante questa eruzione i flussi lavici distrussero completamente nove paesi e una piccola parte della porzione occidentale di Catania, in quanto le possenti mura medievali della città contennero e deviarono la colata che raggiunse la costa accumulandosi contro le mura del castello Ursino (Figura 5). Questa eruzione è stata caratterizzata anche da un’intensa attività esplosiva che ha formato il grande cono oggi chiamato Monti Rossi (all’epoca monte della Ruina), e un deposito piroclastico distale di cenere caratterizzato da spessori considerevoli nell’area fra i paesi di Pedara e Trecastagni, dove provocò il crollo dei tetti di alcune case (Figura 5).

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Figura 5 – Veduta pseudo-prospettica di Catania durante l’eruzione del 1669. In: “Atlante del Principe Eugenio”, W. Schelling, secolo XVII

Dopo la fine della grande eruzione del 1669 sull’Etna si è registrato un periodo di bassissima attività eruttiva fino al 1727, che fu caratterizzato solamente da tre eruzioni laterali (1682, 1689 e 1702 in Valle del Bove). Nel 1723 l’attività persistente sommitale riprese al Cratere Centrale con diversi trabocchi principalmente verso ovest. Nel 1755 la brusca apertura di una frattura eruttiva provocò un’estesa colata di fango (lahar) all’interno della Valle del Bove. Nel 1763 due eruzioni scoppiarono a solo quattro mesi di distanza, a febbraio sul versante Ovest (Monte Nuovo), e a giugno sul fianco Sud (La Montagnola). Una scarna fonte dell’Archivio dei Benedettini di Catania riporta nel 1764-65 una lunga eruzione sul fianco settentrionale sopra Randazzo. Nel 1766 e nel 1780 due altre eruzioni laterali generarono importanti colate verso Sud. Nel luglio 1787 un’attività esplosiva di fontana di lava, generata dal Cratere Centrale, produsse una colonna eruttiva alta sino a quasi 3 km di altezza. Nel 1792-93 un notevole campo lavico si sviluppò sul fianco SE e i fronti delle colate giunsero sino alle porte di Zafferana. I dati stratigrafici e archeomagnetici hanno evidenziato che fra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 si è verificata un’eruzione laterale nell’alto versante nord-occidentale non riportata nelle fonti storiche che ha generato una limitata colata lavica denominata Dagala dell’Orso.

Nel XIX secolo il vulcano ha ripreso un ritmo sostenuto con tredici eruzioni laterali, avvenute a intervalli variabili tra due e tredici anni: 1802 nella Valle del Bove (VdB), 1809 sul basso versante Nord, 1811 (VdB), 1819 (VdB). Nel 1832 un importante eruzione laterale ha interessato il fianco Ovest e minacciato l’abitato di Bronte, come quella del 1843 che causò 59 morti dovuti ad un esplosione freatica presso il fronte lavico. In seguito l’eruzione del 1852 avvenuta in Valle del Bove minacciò il centro abitato di Zafferana. Nel 1865 una grossa eruzione accade nel medio versante NE, nel 1874 nel versante N e nel 1879 un’eruzione di tipo biradiale interessò contemporaneamente il versante SO e quello NE dove la colata lavica raggiunse il Fiume Alcantara. Nel 1883 si aprì una fessura a bassa quota sul fianco Sud facendo temere un disastro come nel 1669, invece l’eruzione si concluse dopo tre giorni di debole attività. Nel 1886 lungo la medesima frattura del 1883 a circa 1400 m di quota si aprì una bocca eruttiva che produsse un vasto campo lavico fino alle prime case di Nicolosi che fu evacuato. Il XIX secolo si chiuse con l’eruzione del 1892 la cui fessura è localizzata a 1900 m di quota nel versante S. Tale eruzione ha generato i grandi coni di scorie coalescenti dei Monti Silvestri e un esteso campo lavico.

Nella prima metà del XX secolo l’attività è continuata con delle eruzioni laterali nel 1908 (VdB) e soprattutto nel 1910 sul fianco S con una colata lavica lunga oltre 10 km, e nel 1911 sul basso versante NE. Dopo una breve manifestazione nel 1918 (versante NO), nel 1923 ebbe luogo un’altra eruzione nel versante NE la cui colata minacciò l’abitato di Linguaglossa e distrusse la borgata di Catena. Inoltre, va evidenziato che durante il XX secolo, ed in particolare nell’autunno del 1928, si è verificato l’unico evento eruttivo, dopo quello altamente distruttivo del 1669, che ha causato la distruzione totale di un centro abitato, quello di Mascali (Fig. 6) e delle piccole frazioni di Pietrafucile e Costa Sovara. Tale eruzione, durata 18 giorni, ha generato una colata principale lunga 8 km il cui fronte più avanzato raggiunse la quota minima di 25 m nel basso versante nord-orientale del vulcano. In seguito, le piccole eruzioni del 1942 (versante SO), del 1947 (versante N) e del 1949 (versante S-N e NO) chiusero questo periodo eruttivo.

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Figura 6 – Eruzione del 1928, la distruzione di Mascali (foto cortesia A. Duncan).

L’anno 1950 apre il periodo moderno con un’eruzione nella Valle del Bove durata oltre un anno, e soprattutto con un’intensa attività sommitale e delle emissioni laviche quasi ininterrotte dal Cratere di NE fra il 1955 e il 1971 (Fig. 7). In questo periodo, la frequenza delle eruzioni laterali è anche aumentata drasticamente con una quindicina di nuove fessure apertesi nell’arco di 30 anni (1971, due nel 1974, 1975, tre nel 1978, 1979, 1981, 1983, due nel 1985, 1986, 1989, 1991). Inoltre, l’eruzione del 1991-93 costituisce l’evento vulcanico in cui è stato emesso il maggior volume di lava dopo l’eruzione del 1669, quadruplicando il tasso eruttivo rispetto a quello dei due secoli precedenti. Nello stesso tempo è notevolmente aumentata la frequenza degli eventi eruttivi sommitali con numerosi episodi di fontane di lava da tutti i quattro crateri e specialmente dal Cratere Sud-Est, il quale ha prodotto 66 parossismi durante i primi 8 mesi del 2000.

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Figura 7 – Eruzione del 1971. Le bocche in località Serracozzo, versante est-nord est dell’Etna (Foto di J.C. Tanguy)

L’inizio del secolo XXI è stato marcato dalle grandi eruzioni laterali del 2001 e 2002-03, che hanno interessato i fianchi S e NE del vulcano, e che furono caratterizzate da un’intensa e prolungata attività esplosiva. Dopo una breve pausa nel 2004-05 si è verificata un’altra eruzione laterale in Valle del Bove e dal 2006 è ripresa l’attività eruttiva del Cratere di SE caratterizzata da episodi di fontane di lava, accompagnati da colate laviche che si sono riversate nella Valle del Bove. Nel 2008-09 è avvenuta un’eruzione laterale da una fessura localizzata subito ad E del cono sommitale e a partire dal 2011 il Cratere di SE ha prodotto numerosi episodi di fontana di lava (Fig. 8) che hanno portato alla formazione di un nuovo cono sommitale cresciuto sul fianco orientale del Cratere di SE. Di recente, il 24 dicembre 2018 ha avuto luogo una breve eruzione laterale in VdB che ha innescato, il 26 dicembre, un terremoto di Mw 4.9 lungo la faglia di Fiandaca nel basso versante sud-orientale del vulcano provocando numerosi danni alle abitazioni e alle infrastrutture lungo la linea di faglia per circa 10 km da Fleri fino a S. Maria la Stella. Già nella primavera del 2019 ritorna in attività il Cratere di Sud-Est, e nell’estate anche gli altri crateri sommitali, iniziando un periodo di attività che è tuttora in corso (gennaio 2021).

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Figura 8 – Attività di fontana di lava dal Cratere di Sud-Est del 12 Aprile 2012 (Foto E. De Beni)

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