La Stonehenge italiana, dove il solstizio è uno spettacolo

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Non solo la Stonehenge britannica nasconde misteri e regala emozioni. Non tutti sanno che una Stonehenge esiste anche in Italia, ma pochissimi la conoscono. Eppure, è uno dei siti archeologici più grandi del nostro Paese, nonché uno dei più suggestivi e importanti.


Ben 200mila metri quadrati di nascosti nella lussureggiante macchia mediterranea, tra piante di sughero, querce e mirto. Forse avete già capito dove si trova, ma ve lo sveliamo noi.

Si tratta di Pranu Muttedu che si trova in Sardegna, uno dei siti prenuragici più imponenti e particolari della Regione, che sorge nelle verdi campagne del Gerrei, nella parte centro-orientale del Sud dell’isola, a pochi chilometri dall’abitato di Goni, a mezz’ora da Cagliari. E il presenta allineamenti molto interessanti, visibili soprattutto in occasione del solstizio d’estate.

Il sito di Pranu Muttedu in Sardegna

Il vasto complesso monumentale prenuragico è diviso in diversi agglomerati. A Nord, nella località di Su Crancu, c’è l’agglomerato di capanne, mentre a Sud del villaggio si trovano i sepolcreti di Pranu Muttedu e di Nuraxeddu, circondati da coppie di menhir e da costruzioni rotonde, che forse servivano per i rituali sacri. Si tratta della più alta concentrazione di menhir che si conosca in Sardegna. Sono circa 60, distribuiti in coppia, in allineamenti o in piccoli gruppi, talvolta nelle stesse architetture tombali.

Un po’ più a Sud, scavata nella roccia, sorge la necropoli con tre circoli tombali. Altre strutture affiorano in zona: particolarmente interessanti i resti del dolmen di Baccoi. L’eccezionalità del sito deriva anche dalla più alta concentrazione di menhir che si conosca in Sardegna: circa 60, distribuiti variamente, in coppia, in allineamenti, in piccoli gruppi, talora nelle stesse architetture tombali. Sono del tipo ‘protoantropomorfo’, a forma ogivale e superficie anteriore piana.

I sepolcri sono costituiti da due o tre anelli concentrici di pietre. Al centro si trova la camera funeraria, alla quale è possibile accedere attraversPranu Mutteduo un corridoio formato da lastroni.

La presenza di numerose tombe e menhir fa pensare a un utilizzo del sito in funzione di riti sepolcrali e religiosi, collegati al culto degli antenati.

Gli scavi archeologici

Gli scavi che sono stati fatti nel sito negli Anni ’80 hanno riportato alla luce dei vasi, delle punte di freccia in ossidiana e altri oggetti, tra cui un pugnale fatto di selce e un’accetta di pietra. Dai manufatti si fa risalire il complesso al Neolitico recente (3200-2800 a.C.) con ‘inserimenti’ tardivi sino al 2600 a.C.

Il sito archeologico di Pranu Muttedu è oggi un parco e un Bene del FAI, con tanto di strumenti multimediali che ne spiegano la storia e la sua importanza e che aiutano il visitatore nella visita in autonomia. Sono a disposizione delle guide che accompagnano i turisti all’interno del sito. La visita di questo parco è davvero molto suggestiva.

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