Kim Jong-un dice di aver sconfitto il coronavirus

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(foto: Mikhail Svetlov/Getty Images)

La vicinanza con la Corea del Sud e la Cina non sembrano aver rappresentato un fattore di rischio per la diffusione del coronavirus in Corea del Nord che ad oggi – almeno ufficialmente – non ha fatto registrare alcun caso positivo. Improbabile che sia davvero così, ma questa è la versione del dittatore Kim Jong-un che, durante una riunione con i vertici politici, ha spiegato che il paese “ha impedito l’avanzata di questo virus maligno e mantenuto una situazione stabile malgrado la crisi sanitaria mondiale”, grazie “alla lungimirante leadership del Comitato centrale del partito”. Un risultato che, come riferisce l’agenzia stampa di stato (Kcna), è stato definito “un brillante successo” del leader nordcoreano.

Ai membri del politburo ha spiegato dettagliatamente il piano nazionale di emergenza anti-Covid, in vigore da quasi sei mesi, e sottolineato l’importanza di mantenere questo tipo di provvedimenti perché il virus è ancora troppo pericoloso nei paesi limitrofi. La Kcna ha riportato che Kim Jong-un è apparso molto fermo su questo punto, dicendo che “il rapido affrancamento dalle misure contro l’epidemia potrebbe tradursi in una crisi inimmaginabile e irrecuperabile”.

La strategia politica della Corea del Nord

Il piano di emergenza nazionale di Kim Jong-un, come è già emerso qualche mese fa, si è basato sostanzialmente nella chiusura dei confini dello stato dagli inizi di gennaio (è stato uno dei primi paesi al mondo a farlo), in un’interruzione dei rapporti commerciali con la Cina, in un controllo ferreo dei movimenti dei cittadini nel paese e nell’adozione di alcune misure anti assembramento, come lo stop alle attività scolastiche. Gli analisti ed esperti, considerata anche la precarietà del sistema sanitario nazionale, fanno fatica a credere che non sia stato registrato alcun caso positivo. Non si dispongono di dati ufficiali forniti dallo stato e al personale medico esterno, come i volontari della Croce Rossa internazionale, è stato impedito entrare nel paese benché ci fossero più segnalazioni (non confermate) da parte di contagiati.

La parte sostanziale delle sue misure anti-Covid si è giocata, invece, sulla propaganda politica. I nordcoreani sono stati bombardati d’immagini che contrapponevano lo stato d’emergenza sanitaria negli altri paesi del mondo con quello che stava accadendo in Corea del Nord, dove ad esempio i funzionari erano impegnati a disinfettare spazi comuni. E obbligati a indossare la mascherina e a non frequentare luoghi affollati. Il messaggio che è arrivato ai cittadini è che Kim Jong-un li ha salvati dal coronavirus.

Oliver Hotham, giornalista esperto di politica nordcoreana, ha spiegato alla Bbc che “è praticamente impossibile che non ci siano stati casi. Invece potrebbe essere vero che il virus sia stato meno violento che altrove vista la tempestività con cui sono state adottate le prime misure di contenimento”.

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