Alimentazione dei bambini in età prescolare: i consigli degli esperti

In diretta streaming i ricercatori del Crea parlano delle linee guida per una sana alimentazione per la dieta dei bambini tra i 6 e i 12 mesi Share on facebook Share on twitter Share on whatsapp Share on email Share on print

ROMA – Abituare i bambini ad una dieta salutare, orientando i gusti e organizzando i pasti quotidiani in maniera ben equilibrata. Come farlo lo hanno spiegato gli esperti e ricercatori del Crea Laura Gennaro e Umberto Scognamiglio in una videoconferenza dal titolo “L’alimentazione dei bambini in eta’ prescolare” organizzata oggi dalla Cooperativa Gialla.

Sulla base delle ‘Linee guida per una sana alimentazione‘ redatte redatte e diffuse proprio dal Centro di Ricerca Alimenti e Nutrizione del Crea lo scorso dicembre, gli esperti hanno parlato in particolare delle indicazioni per i bambini tra i 6 e i 12 mesi e da 1 a 4 anni.

Il dottor Scognamiglio ha spiegato alcuni aspetti dell’alimentazione complementare, consigliando quanto e cosa inserire nella dieta del bambino, e sfatando alcuni falsi miti. “La transizione verso una alimentazione indipendente- ha spiegato- e’ di estrema importanza, data la fragilita’ dei bambini e l’incapacita’ di comunicare le emozioni in un momento in cui incontrano alimenti nuovi. E’ una fase, lo svezzamento, che va seguita anche col pediatra. E nelle linee guida ci sono diverse indicazioni che si possono utilizzare, una delle quali tiene conto di quale frequenza e quali porzioni dare al bambino per tutti i gruppi di alimenti che potranno essere inseriti. Una delle novita’ a tale riguardo, tratta l’inserimento dei cosiddetti alimenti proteici. Oggi viene fatta grande attenzione perche c’e’ stato un momento in cui se ne e’ fatto abuso. Un eccesso di proteine oltre il fabbisogno non fa altro che arrecare danni. Cosi come nelle linee guida si tratta di quegli alimenti che si pensava potessero provocare allergie, come il pesce, le uova o i cereali”.

La dottoressa Gennaro, ha parlato invece di come educare i bambini al consumo di alcuni importanti alimenti come frutta e verdura. “Ci sono delle preferenze innate- ha affermato- ma le preferenze sensoriali si possono apprendere gia’ nel periodo prenatale, quando il feto inala il liquido amniotico. Tutto questo continua nella fase di allattamento perche’ il latte materno e’ veicolo di sostanze che impartiscono gusti e aromi al latte che saranno tanto piu’ diversi quanto varia sara’ l’alimentazione della madre. Nasce cosi’ una prima esperienza sensoriale del bambino, una prima fase di educazione alimentare. Non e’ vero quindi che la nutrice non debba mangiare alimenti con sapore troppo decisi o con le spezie per paura che il latte possa risultare poco gradito al bambino”. “Nello svezzamento- ha continuato poi la dottoressa- e’ importante capire che ogni bambino ha i suoi tempi, che non succede niente se il bambino non e’ ancora pronto per gli alimenti piu’ sapidi. Bisogna ricordare che un bambino deve fare amicizia con quello che deve mangiare e se gli mettiamo pressione possiamo ottenere un effetto contrario. La cosa importante da tenere presente e’ che i bambini seguono l’esempio, vedono cosa fa l’adulto di riferimento. Dovrebbe essere favorita- ha aggiunto- l’interazione con i pasti familiari. Quello che possono provare si chiama neofobia, che e’ avversione verso qualcosa di nuovo. Dovremmo tentare di proporre ai bambini ogni alimento con la stessa naturalezza e sicurezza di quando proponiamo un cibo che siamo sicuri che piacera’”.

Infine, un tema caro a famiglie ed educatori, l’organizzazione della giornata alimentare del bambino che secondo Scognamiglio “e’ una vera e propria costruzione. Il pasto piu’ importante e’ la prima colazione perche interrompe il digiuno notturno. In Italia abbiamo un 40% di bambini che o non la fa o la fa male. Una colazione adeguata dovrebbe prevedere almeno tre gruppi alimentari: latte o derivati, cereali e frutta. E’ un pasto che deve rappresentare il 20/25% del fabbisogno”. Una colazione ‘debole’ secondo l’esperto porta a cascata a una serie di anomalie, ad esempio a compensare con una merenda ricca ed eccessivamente calorica e quindi a fenomeni di inappetenza durante il pranzo. “I genitori devono imparare a organizzare la giornata alimentare prendendo anche spunto dalle Linee guida e dialogando con la scuola- ha detto l’esperto- per recuperare l’informazione su cosa e quanto ha mangiato”.

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