In 500 nelle zone più colpite da Covid, parte la task force degli infermieri

"Una scelta obbligata e naturale", spiega Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche Condividi su facebook Condividi su twitter Condividi su whatsapp Condividi su email Condividi su print

ROMA – Nasce l’Unità infermieristica per COVID-19: 500 infermieri volontari per le zone più colpite.

Una task force di infermieri volontari (selezionati in base alle esperienze professionali ‘ritenute necessarie’ tra le domande che arriveranno entro le 20 del 28 marzo) farà parte di ‘Infermieri per COVID’ e saranno destinati dalla Protezione civile alle Regioni più colpite dal coronavirus. A questi infermieri, siano essi dipendenti del Ssn, di strutture private anche non accreditate con questo o liberi professionisti, verranno corrisposti 200 euro al giorno oltre allo stipendio o al guadagno già percepito e, se non assicurati in modo specifico, a questo penserà la Protezione civile che rimborserà loro anche le spese di viaggio.

Per far parte della task force non serve l’autorizzazione del servizio sanitario regionale di appartenenza, ma per i dipendenti, con contratti di qualunque tipologia, l’assenso della struttura da cui dipendono. Lo fa sapere, in una nota, la FNOPI.

“Una scelta obbligata- commenta Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche- perché si affianca alla task force analoga di 300 medici, professioni tutte che si sono dimostrate
sul campo indispensabili per poter affrontare la pandemia, soprattutto nelle Regioni dove ormai si è al punto di saturazione. Una scelta naturale vista la visibilità e il coinvolgimento che istituzioni e cittadini riconoscono agli infermieri nell’emergenza. Dove però, purtroppo, oltre il 52% dei professionisti positivi sono nostri iscritti e dove i morti, nonostante l’età media più giovane della categoria, aumentano sempre di più e hanno ben superato i venti. Una scelta che riconosce la necessaria multiprofessionalità essendo le regole del tutto analoghe a quelle dei medici. E di questo- sottolinea- dobbiamo ringraziare il ministro della Salute Speranza e la Protezione civile che, insieme, hanno riconosciuta la professionalità e l’indispensabilità del contributo degli infermieri. Ora serve la grande risposta degli infermieri che arriva come al solito ogniqualvolta c’è una chiamata da parte dei cittadini che chiedono aiuto. Ci auguriamo che gli infermieri tengano come sempre la testa alta perché dietro l’ordinanza ci sono loro, i nostri assistiti, quelli che nessun infermiere lascerà mai soli, quelli che sanno di poter contare su di noi, quelli che in questa orribile vicenda hanno visto gli infermieri
come unico simbolo di vicinanza e umanità, oltre che di cura e assistenza: tutte prerogative cioè della nostra professione”, conclude Mangiacavalli.

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