I pesticidi sono sempre più tossici e stanno sterminando le api, dobbiamo salvarle ADESSO

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L’uso di pesticidi diminuisce, ma danneggia maggiormente gli impollinatori come le api. Un nuovo studio rivela che la tossicità è più che raddoppiata tra il 2005 e il 2015


Gli insetti impollinatori e in generale la biodiversità sono seriamente a rischio in tutto il mondo e l’Italia ovviamente non è esente dal problema. Basti pensare che ’impatto tossico dei pesticidi sulle api e altri impollinatori è raddoppiato negli ultimi 10 anni perché “la tossicità totale applicata agli invertebrati è notevolmente aumentata dal 2005”. A denunciarlo è un nuovo studio condotto negli Stati Uniti, ma applicabile ai sistemi agricoli in tutto il mondo, dal professor Ralf Schulz, dell’Università di Coblenza e Landau in Germania, pubblicato dalla rivista Science.

La quantità di insetticidi utilizzati nell’agricoltura degli Stati Uniti è diminuita notevolmente, di oltre il 40% tra il 1992 e il 2016. Ma per gli impollinatori, come le api mellifere, nonostante le ridotte quantità applicate, la tossicità è più che raddoppiata tra il 2005 e il 2015. E, spiegano i ricercatori, sono gli insetticidi piretroidi e neonicotinoidi i responsabili di questa tendenza.

“Questi risultati mettono in discussione le affermazioni di diminuzione dell’impatto ambientale dei pesticidi chimici sia nelle colture convenzionali che in quelle OGM e richiedono un’azione per ridurre la tossicità dei pesticidi applicati in agricoltura in tutto il mondo”, concludono.

La moria delle api

La situazione, insomma, è gravissima e va immediatamente affrontata. In Italia un primo passo arriva da una nuova direttiva del ministero dell’Ambiente che invita i parchi nazionali e le aree marine protette a collaborare in maniera importante per proteggere e ripristinare la biodiversità nel nostro paese.

I cambiamenti climatici ma anche l’utilizzo di pesticidi stanno mettendo seriamente a rischio le api oltre che la nostra stessa salute. Proprio oggi vi abbiamo parlato delle rivelazioni shock dei Medici per l’Ambiente che ha visto come in Val di Non (dove si utilizzano tantissimi pesticidi sui meleti) siano aumentati i casi di tumore, autismo e Parkinson.

Il covid ci ha messo di fronte, in maniera drammatica e sconvolgente, ad una questione che fino ad oggi forse avevamo sottovalutato: noi facciamo parte di un’ecosistema e, se non proteggiamo ambiente e animali, la situazione ci si rivolterà contro mettendo a rischio la nostra stessa sopravvivenza.

È il caso delle api, la cui moria in tutto il mondo sta raggiungendo livelli significativi, ciò significa che è a rischio non solo la biodiversità ma oltre il 70% della produzione agricola grazie alla quale ci alimentiamo.

Leggi anche: Le api sono in pericolo: molte specie non vengono nemmeno più censite. Lo studio shock

Cosa sta facendo l’Italia

Ora un nuovo atto del ministero dell’Ambiente, la Direttiva Biodiversità 2021 (che prosegue il lavoro fatto con le precedenti Direttive 2019 e 2020) vuole affrontare con azioni dirette proprio il problema del declino degli insetti impollinatori.

Il documento, firmato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani, è rivolto a parchi nazionali e aree marine protette che vengono invitati urgentemente a contribuire alla tutela della biodiversità con iniziative pratiche e concrete con l’obiettivo di “assicurare la prosecuzione e il consolidamento delle azioni sugli impollinatori”.

Come ricorda il documento, sono ormai note le principali cause della perdita di biodiversità (consumo di suolo, sfruttamento delle risorse marine, cambiamenti climatici, ecc.). Tutte condizioni che stanno mettendo a rischio di estinzione diverse specie.

Inevitabile parlare anche dell’effetto della pandemia che in qualche modo ci ha aiutato a capire quanto sia fondamentale focalizzarci ancora di più su questi temi. Come si legge nella Direttiva:

“La fondamentale importanza della conservazione e protezione della biodiversità ormai acclarata è stata ancor più posta all’attenzione delle politiche internazionali dalla pandemia Sars-Cov-2 che ci ha fatto prendere coscienza dello stretto legame che esiste tra la nostra salute e la salute degli ecosistemi. La pandemia in atto ci rammenta ogni giorno quanto sia urgente intervenire per ripristinare la biodiversità e assicurare il mantenimento dei servizi ecosistemici, fattori essenziali per la nostra resilienza di fronte al rischio di insorgenza e diffusione di nuove future malattie infettive”

Cosa prevede la Direttiva Biodiversità

In concreto, il nuovo documento chiede a parchi e aree marine di mettere in atto delle attività di monitoraggio, essenziali per comprendere le cause del declino degli insetti impollinatori (gli apoidei selvatici e i lepidotteri diurni, nonché sirfidi e lepidotteri notturni) e pianificare azioni che possano contrastare efficacemente il fenomeno.

Il monitoraggio dovrà essere aggiornato tenendo conto dello schema europeo pubblicato lo scorso ottobre, per fornire informazioni complete sulle popolazioni degli insetti impollinatori.

Per quanto riguarda l’effetto dannoso dei pesticidi e la loro responsabilità sul declino delle popolazioni di impollinatori, nel documento si legge che:

“È raccomandato un ulteriore approfondimento conoscitivo sulle cause del declino degli impollinatori, a partire dalla diminuzione della disponibilità degli habitat e dagli impatti dei prodotti di sintesi utilizzati in agricoltura. Per tali scopi, di mappatura delle minacce e di definizione di strategie di difese, sono fondamentali azioni mirate per l’acquisizione presso le aziende agricole, di dati relativi alle pratiche agricole e all’utilizzo dei prodotti fitosanitari”.

Entro il 15 maggio 2021, poi, i parchi e le aree marine dovranno individuare e proporre i piani d’azione per la conservazione della biodiversità da sviluppare con altri parchi.

Compreso nella Direttiva Biodiversità 2021 vi è anche il monitoraggio dell’habitat coralligeno. Le aree marine dovranno valutare quindi anche l’impatto della pesca.

C’è ancora tanto da fare, ma questo sembra un primo passo nella giusta direzione: per prima cosa capire nello specifico cosa sta generando la moria degli insetti impollinatori nel nostro paese e subito dopo attuare delle azioni concrete per fermare il fenomeno. Speriamo che si faccia presto, e non solo nelle aree protette. Perché non c’è più tempo. Dobbiamo salvare le api adesso.

Fonte: Ministero dell’Ambiente/Science

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