I gestori delle funivie: “Governo assurdo sullo sci, vogliamo i ristori”

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La presidente di Anef Valeria Ghezzi: "Ci sono 15mila persone senza Cig né Naspi"

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ROMA – “Ci rendiamo conto dell’assurdità che è accaduta stanotte? Posso capire che il governo non si renda conto a pieno di questa realtà, ma che non ci ascolti e poi decida così, no. Noi siamo cittadini come tutti gli altri, paghiamo le tasse come tutti gli altri, abbiamo il diritto ad essere ascoltati, tanto più che siamo una delle pochissime categorie che ancora non hanno chiesto alcun ristoro: a questo punto lo chiederemo“. Gli impianti sciistici italiani rischiano di restare chiusi per tutto l’inverno causa covid. “Un colpo basso”, come lo definisce alla Dire il presidente di Anef (Associazione nazionale esercenti funiviari), Valeria Ghezzi, anche perché “noi da tanto tempo chiediamo un’interlocuzione al governo- aggiunge- sia direttamente sia attraverso Federturismo Confindustria di cui siamo soci, e la risposta è arrivata tramite stampa di notte, dopo la prima domenica di freddo e lasciandoci spendere i soldi per fare un po’ di neve“. Quel che non va giù alla numero uno di Anef sono i modi e la superficialità dell’interlocuzione con un settore che pure è fondamentale, almeno per le comunità montane. “Sembra proprio che da Roma il messaggio sia: ‘Ci sono quattro capricciosi che vogliono andare in vacanza in montagna, finiscano di rompere, perché quest’anno non ci vanno. Ecco, non funziona così“, tuona Ghezzi.

LEGGI ANCHE: Le Regioni insorgono: “Impianti da sci chiusi? Conte ci ripensi”

“La montagna per noi è lavoro, la montagna per noi è portare a casa la pagnotta“, aggiunge, spiegando che Anef in Italia ha “15.000 dipendenti tra Alpi e Appennini, di cui un terzo sono a tempo indeterminato: i 10.000 stagionali che sono qualificati a manovrare gli impianti- specifica Ghezzi- restano senza nessuna tutela, perché non hanno la cassa integrazione e non hanno anche la Naspi (indennita’ di disoccupazione, ndr), vista la stagione”.

Inoltre, “l’indotto degli impianti di risalita che fatturano circa 1,2 miliardi di euro è di circa sette-otto volte superiore con 120.000 persone impiegate, e non puoi trattarlo come un capriccio”. Un capriccio che rischia di costare caro: “Non sono una che si offende ma mi sembra ci sia un po’ di mancanza di rispetto, non verso di me, verso un sistema economico di cui forse non abbiamo neanche compreso l’esistenza”, aggiunge la presidente Anef, che motiva la repilica piccata delle Regioni di stamattina al fatto che “se ne sono accorte e si sono risentite perché han visto ammazzato il sistema economico della montagna”. Eppure non è difficile comprendere che quello montano è un ‘habitat’ fatto di comunità “che per vivere tutto l’anno hanno bisogno di lavorare, e il lavoro è principalmente nella stagione invernale”, dunque “ammazzare lo sci significa ammazzare il tessuto socioeconomico che fa vivere la montagna e che la montagna la presidia, soprattutto in un paese che ha i rischi idrogeologici come li ha l’Italia”. Comunque, la faccenda non appare chiusa, anche perche’ come spiega la numero uno Anef, “non è proprio banale approvare un protocollo quando il governo ha detto ‘facciamo che questo inverno non si scia’, anche perché sapeva perfettamente che oggi era in discussione questo protocollo…”.

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Da Dire.it

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