Gli utenti sardi di Facebook si sono messi in testa di fondare una compagnia di bandiera

Una società a sottoscrizione pubblica per realizzare il sogno di una compagnia di bandiera sarda che porti “i figli della Sardegna a cibarsi del mondo”. L’idea è stata lanciata dall’imprenditore algherese Antonello Bombagi e in meno di una settimana ha incontrato l’entusiasmo di oltre 70mila utenti Facebook, che sull’onda emotiva del fallimento di Air Italy stanno ora progettando – molto, molto dettagliatamente – il lancio della nuova cooperativa dei cieli.

Scenario dell’ambizioso brainstormingè il gruppo pubblico Ora la compagnia aerea ce la facciamo noi, spazio virtuale creato con lo scopo di contarsi, quotarsi e selezionare il gruppo dirigente del nascente vettore. Ma idee imprenditoriali a parte, l’esperimento si è in breve trasformato in un vero e proprio evento mediatico per gli utenti di Facebook Italia, che hanno finito per dirottare lo spirito originale della comunità con intromissioni all’insegna del sarcasmo (e di una buona dose di scetticismo).

Il gruppo che vuole prendersi i cieli della Sardegna

Io non ci capisco niente ma l’idea mi sembra grandiosa. Dico quello che dico sempre alle mamme dei compagni di mia figlia quando devono comprare il regalo alle maestre: organizzate tutto e poi ditemi quanto devo mettere”. Lo spirito d’impresa forse non è ancora tra i più sviluppati, ma non si può certo dire che ai potenziali micro investitori sardi faccia difetto l’ottimismo.

Nel gruppo Facebook fondato lo scorso 12 febbraio c’è chi mette al servizio del progetto le competenze sviluppate nell’arco di una vita e chi è già disposto a versare la sua quota di partecipazione, ma non manca chi prova a sparigliare con proposte alternative, come la ricerca di un finanziamento di Silvio Berlusconi.

Nel frattempo il reparto marketing è in fermento pic.twitter.com/vTGA724Yd5

— Federico Pisanu (@pisuch) February 19, 2020

E poi c’è Antonello Bombagi – l’iniziatore di tutto – che nel progetto ci crede davvero, al punto da inaugurare la fase due del sogno: “Nei prossimi giorni predisporremo lo strumento giuridico che ci consentirà di iniziare la costruzione della compagnia”, ha annunciato su Facebook pochi giorni fa, dopo giornate di riflessione, “da domani inizieremo a muovere i primi passi per la costituzione di una Società Per Azioni a sottoscrizione pubblica. In questa nuova fase definiremo, nome, oggetto sociale, sede legale, statuto, e ammontare del capitale necessario”.

Già, il nome. Qualcuno propone di chiamarla Shardana Airlines, in onore del popolo guerriero che si dice abbia abitato l’isola duemila anni prima di Cristo, mentre altri propendono per Nuraghes Airlines, anche se sembra particolarmente forte anche la corrente di pensiero che non lesinerebbe una citazione a Ichnusa, nome greco della Sardegna e birra-simbolo della zona.

Pochi dubbi invece sulle modalità di finanziamento, che fatto salvo per l’interessamento in extremis di una cordata di volenterosi, sarà l’autotassazione: “Cento dollari a cranio per l’acquisto di sei Superjet di fabbricazione russa” propone Massimiliano, che con i velivoli ci lavora. “I soldi non sono un problema, si potrebbero anche trovare, ma dirigenti onesti dubito”, lo spegne immediatamente Marina.

Cosa succede ad Air Italy

Quello dei collegamenti da e per la Sardegna è un problema particolarmente sentito sull’isola, che vede garantito il diritto alla continuità territoriale solo per mezzo del Ct1, l’istituto che assicura voli a tariffe agevolate nelle tratte che collegano Olbia, Cagliari e Alghero a Milano Linate e Fiumicino.

La liquidazione di Air Italy, avvenuta lo scorso 11 febbraio, sembrava aver messo a serio rischio i servizi di trasporto agevolati, ma nei giorni scorsi la compagnia partecipata da Qatar Airways ha annunciato la riapertura delle vendite per alcune tratte – Olbia-Roma e Olbia-Milano – almeno fino al 16 aprile, il giorno in cui scadrà ufficialmente il vecchio modello di continuità aerea.

Da quel momento in poi non esistono certezze: Alitalia dovrebbe garantire il servizio in proroga fino al 31 dicembre 2020, grazie all’intervento del governo nazionale, ma entro quella data la Regione Sardegna dovrà aver predisposto un nuovo bando, averlo discusso con la Commissione europea e infine pubblicato. In caso contrario il rischio è quello di una paralisi della mobilità regionale e di un serio danno all’economia nazionale.

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Da Wired

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