Ecco perché le femmine di polpo si feriscono a morte dopo aver deposto le uova

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Le femmine di polpo hanno una vita insolitamente breve che termina in maniera drammatica dopo che questi cefalopodi hanno deposto le loro uova. A scoprire il perché è un recente studio condotto da un team internazionale di biologi marini e pubblicato sulla rivista Current Biology.


I ricercatori hanno studiato l’organismo dei polpi femmina e riscontrato un cambiamento degli ormoni steroidei tale da provocare un declino fisiologico nell’animale. Le amorevoli madri covano le loro uova, digiunano e poi si infliggono delle lesioni che portano alla morte.

Dopo la deposizione delle uova si verifica infatti nelle femmine un’alterazione dei livelli nel metabolismo del colesterolo con un significativo impatto sul comportamento e sulla longevità della specie in questione.

Tre sono in particolare gli ormoni interessati: pregnenolone, progesterone e 7-deidrocolesterolo (7-DHC) prodotti dalle ghiandole ottiche del mollusco. Durante la gravidanza è stato osservato un aumento della produzione dei primi due ormoni a discapito del terzo.

Sappiamo che il colesterolo è importante dal punto di vista dietetico e anche all’interno di diversi sistemi di segnalazione nel corpo. È coinvolto in tutto, dalla flessibilità delle membrane cellulari alla produzione di ormoni dello stress, ma è stata una grande sorpresa vederlo svolgere un ruolo anche in questo processo del ciclo di vita,

ha affermato Z Yan Wang, docente di psicologia e biologia presso la Washington University e autore principale dello studio.

Un cambiamento nei regolari livelli dell’ormone 7-deidrocolesterolo potrebbe essere perciò la causa di questo comportamento anomalo che spinge le femmine di polpo a morire.

Secondo i ricercatori questa è l’ipotesi più plausibile dato che nell’essere umano l’alterazione biochimica del 7-deidrocolesterolo è la causa della sindrome di Smith-Lemli-Opitz. Questa patologia è caratterizzata da disturbi del comportamento che vanno da sintomi autistici ad azioni autolesioniste come quelle osservate nelle femmine di polpo.

Fonte: Current Biology

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