È il 2 giugno la data che potrebbe segnare la riapertura dell’Italia

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Il 2 giugno potrebbe essere la data da segnare sul calendario. Occorre riaprire le attività quanto prima possibile sulla base di una programmazione, soprattutto in un settore messo in ginocchio dalla pandemia e dalle restrizioni come il turismo che, prima del Covid, valeva il 13% del Pil italiano. In quest'industria la programmazione è essenziale: a dirlo è stato il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, nel corso di un intervento al tv talk Omnibus: «Non si può programmare dopo. Ci sono attività che possono riaprire dall'oggi al domani, come i barbieri, altre no come i grandi alberghi. Bisogna monitorare i dati – ha detto il ministro Garavaglia – e sulla base dei dati aprire il prima possibile. Abbiamo bisogno di programmare per essere veloci, altrimenti gli altri ci superano. In Francia si parla del 14 luglio, negli Usa del 4 luglio, il 2 giugno è la nostra festa nazionale e potrebbe essere una data delle riaperture per noi».


La pandemia e il turismo

Per l'economia italiana il Covid è stato un colpo durissimo, soprattutto per settori come ricezione, viaggi e turismo e l'indotto dei servizi ad esso collegato. Nel 2019, prima della pandemia, erano attivi 33.000 alberghi con 2,23 milioni di posti letto e 183.000 esercizi extra-alberghieri, con 4,2 milioni di occupati, una industria al servizio di quello che era stato un anno record di presenze in Italia: 131,4 milioni di arrivi dall'estero, 436,7 milioni di presenze e una crescita del +2,6% sull’anno precedente.

Una miniera d’oro per il Bel Paese e un asset economico che, secondo l’ultimo rapporto Enit, prima della pandemia pesava per circa il 13% del Prodotto interno lordo. Il quadro attuale, dopo un anno, è crollo delle presenze negli alberghi, sparizione pressoché totale dei turisti stranieri, decine di migliaia di persone senza lavoro. Sono comparti duramente colpiti a livello globale, ma per l'Italia si è tradotto in 219 milioni di presenze in meno negli esercizi ricettivi nei primi undici mesi del 2020: secondo stime Istat, si è verificata una diminuzione del 59,2% degli arrivi totali e del 74,7% di quelli dall'estero. Dati simili quelli di Assoturismo, secondo cui gli arrivi diminuiscono del 61,8%. A livello europeo l'Italia rischia di essere uno dei Paesi più penalizzati anche perché è quello col più alto numero di esercizi ricettivi (oltre il 30% del totale di tutta l'Unione), nonché il secondo per presenze straniere e tra i primi quattro per presenze totali. A ciò si aggiungono le restrizioni agli spostamenti verso le seconde case che hanno inciso anch'esse sui consumi, fortemente ridimensionati. Salvare il turismo e rilanciare i consumi e l'occupazione è ora una priorità indifferibile.

Obiettivo: isole Covid-free

La Grecia, dove il turismo è parimenti una importante fetta del Pil, si é mossa in anticipo con una massiccia campagna di vaccinazione nelle isole turistiche, dichiarate Covid-free. In Italia hanno seguito questo cammino Lampedusa e Linosa. «La Grecia ha tante isole e per quello si sta muovendo in quella direzione, noi potremmo farlo. Il punto è creare meccanismi per cui sia semplice circolare. La direzione mi sembra abbastanza chiara», ha detto Massimo Garavaglia. «Noi stiamo lavorando settore per settore per dare date specifiche. Diamo protocolli seri e le date. C'è un dibattito molto ideologico sulle riaperture, noi non siamo ideologici. C'è anche nei media una posizione ideologica, non c'è il bianco o il nero. Dare solo segnali negativi – ha sottolineato il ministro del Turismo – è sbagliato perché l'economia vive anche di aspettative. Monitoriamo settimana per settimana. Questa volta abbiamo l'esperienza dell'anno scorso e un piano vaccinale che sta procedendo. Lavoriamo al Green Pass che prevede tre condizioni, il vaccino, avere avuto il covid e il tampone negativo».

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