Da Prada a Zara, così i grandi marchi della moda stanno distruggendo la foresta amazzonica

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Moda e deforestazione in Amazzonia: potrebbero sembrare due concetti totalmente distanti tra loro e invece sono strettamente correlati. Infatti, decine di marchi di abbigliamento, fra cui brand di fama mondiale come NikeZara e Prada, stanno contribuendo alla distruzione del polmone verde del nostro Pianeta. A svelarlo è una nuova analisi condotta da Stand.earth, organizzazione di ricerca internazionale che si occupa di tutela delle foreste più vulnerabili.


Ma cosa c’entra la deforestazione con il mondo della moda? Come chiarito nel report dal titolo “Nowhere to Hide”, alcune delle più grandi aziende di abbigliamento acquistano la pelle – per realizzare scarpe, borse e altri accessori – da produttori e concerie che stanno devastando la foresta amazzonica. In questa regione gli alberi vengono abbattuti a ritmi sempre più veloci per far posto agli allevamenti intensivi, una situazione che sta mettendo a rischio non solo l’ambiente ma anche la sopravvivenza delle tribù indigene.

I grandi marchi responsabili della distruzione dell’Amazzonia

Per approfondire la questione, Stand.earth ha passato in rassegna migliaia di dati doganali, portando alla luce legami più o meno indiretti fra decine di aziende di moda e la deforestazione in Amazzonia. E dalle analisi numerosi brand molto noti non ne sono usciti affatto “puliti”: tra questi Prada, H&M, Zara, Louis Vuitton, Adidas, Nike, New Balance, Teva, UGG e Fendi. Circa 50 aziende prese in esame sono, infatti, legate a JBS, il più grande esportatore di pelle del Brasile. E nonostante quest’ultimo si sia impegnato a raggiungere l’obiettivo “deforestazione zero” entro il 2035, diverse indagini hanno documentato come in realtà questo traguardo sia ancora lontanissimo.

deforestazione moda

@Stand.earth

A lasciare con l’amaro in bocca è il fatto che la maggior parte delle cade di moda in questione aveva annunciato l’adozione di politiche contro la deforestazione. Per fare un esempio LVMH agli inizi di quest’anno ha avviato una partnership con l’Unesco, ma dall’analisi condotta da Stand.earth emerge una realtà ben diversa. 

“In Amazzonia la vegetazione diminuisce sempre più, quindi queste politiche non hanno sortito alcun effetto” ha evidenziato uno degli autori dello studio. Nell’ultimo anno il tasso di deforestazione amazzonica è aumentato del 22%, segnando il record degli ultimi 15 anni.

Secondo l’International Council of Tanners (ICT), circa il 65% della pelle utilizzata nel mondo è di origine bovina e la domanda non sta affatto diminuendo, anzi aumenta di anno in anno. Per far fronte alla richiesta di portafogli, borse e scarpe, dovranno essere macellati 430 milioni di bovini all’anno entro il 2025 (rispetto ai 290 milioni del 2016). E la maggior parte di questi animali sono allevati in Brasile, dove la foresta amazzonica sta scomparendo a vista d’occhio. 

Con questi ritmi, insomma, tra non molto saremo costretti a dire addio al nostro polmone verde e il settore della moda è complice di questo scempio. 

“L’obiettivo è sviluppare un piano chiaro per l’industria della moda in modo da non consentire scappatoie” ha affermato Jungwon Kim, vicepresidente di Slow Factory, Ong per la giustizia climatica che ha partecipato alla stesura del report. 

Un ulteriore ritardo potrebbe portare al collasso del delicato ecosistema dell’Amazzonia. 

“Dobbiamo soltanto trovare altre soluzioni che non siano di origine animale o plastica” sottolinea Céline Semaan, fondatrice di Slow Factory. 

Per fortuna le alternative alla pelle animale esistono, mentre la foresta amazzonica non può essere rimpiazzata.

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Fonti: Stand.earth/The Guardian

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