Brooklyn in quarantena: il ristorante Olmsted diventa una food bank

L'entrata di Olmsted a Brooklyn

Il lockdown di Olmsted

Sono state varie e diverse le soluzioni adottate dai ristoranti a New York durante il lockdown: c’è chi ha chiuso, chi ha trasformato il ristorante in locale da asporto, chi prima di chiudere si è liberato di tutto l’inventario, trasformandosi per pochi giorni in un wine store, chi è rimasto aperto solo per fare beneficenza e donare pasti agli ospedali. Olmsted, punto di riferimento a Brooklyn del cibo a chilometro zero si è trasformato in food bank per gli impiegati rimasti senza lavoro. Con il ristorante chiuso al pubblico dallo scorso 16 marzo (e nell’impossibilità di operare col delivery, che non avrebbe ripagato dell’impresa), si è deciso di continuare a lavorare lo stesso a porte chiuse, per garantire a chi ha bisogno di cibo un pasto in dono.

Cibo in dono fuori Olmsted

Pasti gratis per i dipendenti dei ristoranti che hanno perso il lavoro

Greg Baxtrom, chef e co-proprietario (con Max Katzenberg) del progetto incentrato sulla cucina vegetale – nato quattro anni fa e molto apprezzato da critica e pubblico – racconta di aver dovuto licenziare 60 dipendenti (il team al lavoro tra Olmsted e Maison Yaki, seconda insegna che mixa influenze francesi e giapponesi, aperta proprio di recente dai due soci) e di aver organizzato un crowdfunding con GoFundMe che in pochi giorni ha raccolto 75mila dollari: “Ma questa cifra equivale a una sola settimana di stipendi. Quindi ho pensato di aiutare i miei ex dipendenti con quello che so fare: sfamarli!”, ha detto lo chef.

Mamma e figlia sui pattini con i pacchi di cibo in dono da Olmsted
Il suo locale ha aderito dunque alla Lee Initiative, progetto nato a Louisville per portare sostegno ai camerieri, cuochi e lavapiatti rimasti a casa, che oggi conta diversi sostenitori in tutto il Paese.

I pacchi di cibo in dono pronti da Olmsted

La macchina si è messa in moto prontamente, servendo dapprima 150 pasti al giorno, per arrivare a sfamare circa 300 persone quotidianamente, con il supporto dei fornitori abituali del ristorante, come Norwich Meadows Farm – che porta giornalmente cipolle, carote e rape – e la collaborazione di realtà locali come Hometown Barbecue (che fornisce la sua carne di maiale affumicata), Pain d’Avignon per il pane fresco, Sun Noodles e molti altri.

Stay safe: cartello in strada di Brooklyn

Olmsted Trading Post. Da ristorante a rivendita di buoni prodotti

Da qualche giorno, inoltre, il ristorante di Prospect Heights ha riaperto come gastronomia da asporto, sotto l’insegna di Olmsted Trading Post, che ora occupa quella che era la sala privata disponibile su prenotazione, adiacente al ristorante; in vendita preparazioni già pronte da utilizzare nella cucina di casa, come il burro al tarfufo, il patè di fegato d’oca homemade, ma anche pane, biscotti, sottaceti, o la tagliatelle vegetali di rutabaga diventate un piatto signature del ristorante. Ma il negozio funziona anche da rivendita dei prodotti in arrivo dalle campagne intorno a New York, raccolti dai fornitori che normalmente lavorano con il ristorante. Il progetto, che si protrarrà nelle prossime settimane, con una varietà di offerta destinata a crescere, permetterà anche di riassumere parte dei dipendenti del gruppo.

Testo e foto a cura di Francesca Magnani

da Gambero Rosso

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