Bologna, medaglie agli internati militari: c’è anche il padre di Guccini

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giornata della memoria bologna

BOLOGNA – Fernando Forni, Marsilio Galli, Ferruccio Guccini, Guido Magnani, Leone Pancaldi, Giovanni Pesci, Achille Pettazzoni, Luigi Rubbi, Rino Zannarini, Giovanni Cavicchi, Claudio Carpani e Francesco Traldi. Sono i 12 militari italiani di Bologna e dintorni che furono deportati e internati nei campi di concentramento e oggi insigniti di altrettante medaglie d’onore in occasione della Giornata della Memoria.


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La consegna è avvenuta questa mattina in Prefettura ai familiari di nove di questi: due erano già state consegnate nei giorni scorsi e l’ultima arriverà a destinazione domani a Pieve di Cento. Alla cerimonia, per via delle disposizioni anti-Covid, hanno potuto partecipare solo familiari e autorità: i sindaci dei Comuni interessati, tra cui quello di Bologna Virginio Merola, oltre all’assessore regionale alla Cultura Mauro Felicori, al presidente della Comunità ebraica e al rabbino capo di Bologna Daniele De Paz e Alberto Sermoneta. L’obiettivo del prefetto Francesca Ferrandino sarebbe stato di portare delle scolaresche, ma viste le restrizioni, spiega, “ho preferito chiamare due rappresentanti importanti, i presidenti delle Consulte delle scuole superiori e dell’Università, tant’è che le medaglie sono state consegnate dalle ragazze insieme ai sindaci per suggellare un patto tra generazioni“. Il coinvolgimento dei giovani dunque, perché secondo Ferrandino, “c’è una disperata necessità ineludibile di trasmettere la memoria e la conoscenza alle giovani generazioni, non solo con atti formali ma con atti di conoscenza, di critica, di libertà di espressione”.

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Tra gli insigniti spicca il nome di Ferruccio Guccini, padre del cantautore Francesco, la cui medaglia è stata ritirata dalla figlia Teresa. È stata proprio lei, studiando e scoprendo la storia del nonno, morto quando era piccola, che aveva avanzato la richiesta dell’onorificenza. “Una grandissima soddisfazione, sono molto contenta- dice Teresa- non solo per il riconoscimento a lui ma anche per ricordare questa pagina di storia, quella degli internati militari, che è stata spesso dimenticata e invece è a tutti gli effetti una seconda resistenza. Credo che rinunciare al nazifascismo e restare in un campo di concentramento sia una scelta veramente difficile che oggi facciamo veramente fatica a comprendere del tutto”.

Il nonno, racconta ancora Teresa, venne catturato a Corinto il giorno dell’8 settembre 1943 e portato in due oflag (campo di prigionia per gli ufficiali prigionieri di guerra, ndr), prima in Polonia poi in Germania e poi costretto al lavoro coatto ad Amburgo e liberato nella primavera del 1945. Ma la sua storia, prima delle sue indagini, non era mai venuta alla luce. Neanche il padre, Francesco, che pure gli ha dedicato la canzone ‘Van Loon’, “aveva mai fatto domande” sulla sua storia, sebbene si è detto “incuriosito dalla curiosità” di Teresa. E questo ‘buco’, prosegue Teresa, “mi ha spinto a voler conoscere meglio mio nonno, morto quando ero troppo piccola per fare certe domande, e forse anche il desiderio di conoscere meglio mio padre. Attraverso questi eventi ho capito tanti aspetti delle dinamiche di famiglia”.

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Da Dire.it

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