80 anni fa nasceva Mariangela Melato, Signora del teatro e del cinema

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ROMA (ITALPRESS) – Mariangela Melato manca tantissimo al cinema e al teatro italiano. Il vuoto che ha lasciato, dopo che nel gennaio del 2013 un tumore al pancreas l’ha portata via, sottraendola alla vita e all’arte, sembra oggi incolmabile. Personaggio iconico, attrice di una incredibile bravura, tra le donne simbolo della commedia italiana ma capace di misurarsi anche con ruoli drammatici. Nata a Milano il 19 settembre del 1941, figlia di un triestino di origine tedesche e di una sarta milanese, comincia a prendere confidenza con l’arte negli anni di formazione all’Accademia di Brera. Per pagarsi gli studi si divide tra un lavoro di vetrinista alla Rinascente e quello di trovarobe in teatro. Ed è proprio in teatro che giunge la svolta artistica. Muove i primi passi al fianco di Dario Fo prima e di Luca Ronconi poi, per arrivare a lavorare nel 1971 con Garinei e Giovannini in “Alleluia brava gente”. Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 Mariangela Melato sbarca al cinema. E’ l’inizio di una lunghissima carriera che la porterà a collaborare con i principali registi italiani e ad interpretare una lunga serie di personaggi, tutti diversi fra loro, in molti casi divertenti, in altri estremamente seri.
La sua è una carriera foriera di successi, ogni interpretazione è un tassello di una vita artistica difficilmente ripetibile. Avati, Zampa e Salce sono i primi registi che le danno fiducia. Poi arrivano le pellicole di successo, e qui l’elenco è lunghissimo. “Per grazia ricevuta” di Nino Manfredi, “La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri, “Lo chiameremo Andrea” di Vittorio De Sica, “La polizia ringrazia” di Steno, “Di che segno sei?” di Sergio Corbucci, “Panni sporchi” di Mario Monicelli. Ma la regista che più delle altre la renderà celebre, facendo di lei più che un’attrice una vera e propria icona, è Lina Wertmüller, il cui cinema suggellerà un sodalizio artistico con un altro straordinario attore, Giancarlo Giannini. In principio fu “Mimì metallurgico ferito nell’onore”, poi arrivò “Film d’amore e d’anarchia – Ovvero stamattina alle 10 in via dei Fiori nella nota casa di tolleranza…”. Ma l’apice viene toccato con quello che si rivelerà oltre che un successo internazionale (oggetto persino di remake hollywoodiani) un film cult, “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”. Sarà facile per gli sceneggiatori e produttori cucirle addosso dei perfetti ruoli femminili: ecco quindi il divertente “La poliziotta” di Steno o “La presidentessa” di Luciano Salce. Nella sua filmografia non c’è soltanto il fortunato sodalizio con Giannini; come dimenticare le deliziose commedie interpretate assieme ad un altro fuoriclasse della recitazione, Ugo Tognazzi. Pellicole finite di diritto nella storia della cinematografia italiana. “Casotto” di Sergio Citti, “Il gatto” di Luigi Comencini, “Il petomane” di Pasquale Festa Campanile. Nella sua carriera anche tanta televisione, con gli sceneggiati come “Mosè”, “Orlando furioso”, o le più recenti fiction Rai “L’avvocato delle donne” e “Rebecca, la prima moglie”. Ma Mariangela Melato, che amava il teatro alla follia, non ha mai smesso di calcare il palcoscenico, regalando al pubblico chicche interpretative che ne hanno rafforzato (se mai ce ne fosse stato bisogno) la sua fama; come in “Medea” e “Fedra”, ma soprattutto misurandosi con Pirandello, Shakespeare, Tennesse Williams, Brecht. Un grandissimo talento, un’attrice ironica e anticonformista che domani, se un maledetto cancro non l’avesse scippata alla vita, avrebbe spento 80 candeline. Un compleanno, c’è scommetterci, che avrebbe festeggiato sul proscenio di uno dei suoi amatissimi teatri.
(ITALPRESS).


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